venerdì 24 giugno 2011
asini in città
ieri ho registrato 4 puntate ambientate a reggio, fra città e campagna... e un po' di bosco anche.
a lavorare eravamo in 6: io, il cameramen, massimo, giada, gisella e ginevra. gli ultimi tre nomi, quelli che iniziano per Gi, appartengono a tre placide asine, che hanno camminato con noi per tutto il giorno, attraversando le vie grandi e piccole, il mercato e il sagrato della chiesa.
camminare in città con questi grandi animali mi ha fatto, più di ogni altro momento, sentire accolta dal genere umano.
le persone sembravano tutte più amichevoli e ben disposte. gentili e protettive, anche! affettuose. ci lanciavano sorrisi benevoli e si avvicinavano a noi per sapere da dove venivamo.
perchè non è così sempre?
per conoscere giada gisella e ginevra sintonizzati su trc, mercoledì 29 giugno o vai su: www.appenninonews.it
venerdì 25 febbraio 2011
il corpo delle donne due?
sono impietrita. due minuti di anteprima del documentario mi lasciano a bocca aperta. il testo che commenta le immagini è lo stesso del documentario, quello vero, della zanardo... tranne per qualche parola aggiuntiva che serve a specificare che il nemico è "la tivvù progressista".
il messaggio è chiaro: guardate come la sinistra svilisce le femmine, mentre denuncia il maschilismo-gnoccopoli, guardate come si contraddicono sti comunisti, anzi ste comuniste, che vanno pure in piazza.
mi viene il magone. la zanardo denunciava il fenomeno della mercificazione del corpo femminile, senza schierarsi, senza accusare una parte politica e soprattutto senza difendere nessuno: neanche le donne.
ma questa profondità non arriverà agli utenti di italia uno, che quasi sicuramente non l'hanno neanche mai visto il documentario (quando veniva mandato in onda sulla sette da gad lerner).
mi arrabbio e scrivo un sms a giovanna cosenza, che con la zanardo e lipperini, sono un po' i fari che mi hanno illuminato la strada mentre cercavo la mia identità femminile in mezzo al fango e al sangue.
ecco cosa scrive giovanna sul suo sito: DIS.AMB.IGUANDO:
Avevo in programma di scrivere un’altra cosa, ma ieri sera, a Matrix su Canale 5, è partita la contro offensiva di Mediaset contro il Gruppo editoriale L’Espresso sullo sfruttamento del corpo femminile: un calco del documentario di Lorella Zanardo dal titolo «Il corpo delle donne 2». E già intorno alle 19, mentre andava un trailer, ho ricevuto il primo sms. Poi, in serata, molte mail e messaggi su fb. Tutti da giovani disorientati, nauseati, preoccupati.
La tesi di fondo del «Corpo delle donne 2» è che la stampa cosiddetta «progressista» sfrutti il corpo delle donne ospitando da sempre immagini con donne nude o seminude – e si vedono copertine dell’Espresso degli anni ottanta e poi annunci stampa contemporanei – a fianco di articoli di intellettuali come Corrado Augias e Natalia Aspesi – per dirne due nominati esplicitamente – che mai si sono ribellati. E poi dovizia di video tratti da Repubblica tv, di annunci stampa e articoli di gossip e costume, in cui le donne appaiono puntualmente discinte, succubi e, quando va bene, valorizzate solo per il corpo.
Immagini analoghe a quelle del documentario di Lorella Zanardo, insomma. Accompagnate da un audio che ricalca pedissequamente (al 98%, dice la scritta finale) quello di Lorella.
Ebbene, ciò che il video denuncia è vero. Lo dicevamo anche su questo blog due giorni fa (I quotidiani e le donnine in prima pagina), prendendo come esempio proprio Repubblica. Ma, a differenza del documentario di Lorella, l’obiettivo de «Il corpo delle donne 2» non è rendere le persone più consapevoli per stimolarle a ribellarsi, ma assolvere Mediaset – e in particolare i programmi di Antonio Ricci – dal fatto di farlo. Leggi cosa scrive oggi Loredana Lipperini: Tecniche di rovesciamento.... leggi il resto qui:
giovedì 10 febbraio 2011
Appunti 2 per un libro dal titolo: “berlusconesimo: l’iggnioranza del male”
era il 1476 quando il cavaliere dei pelucchi, Ssanto Berlusconi, sedette per la prima volta ala cammera dei fantocci. da alora otenne 5 incarichi da presidente sul coniglio: il primo nella XII legislatura (1476), due consiecutivi nella XIV (1483-1487 e 1487-1488), nella XVI (1490-1495) e infine nella XVII (1495-1500).
complesivamente Santo Berlusconi detiene il record di durata in carica come presidente sul coniglio.
governava con tante persone, perlopiu uomini brutti e vecci e donne bele e giovani. tuti iggnioranti e felici che si ocupavano sopratuto di guardare la televisione, andare in televisione e telefonare in televisione. anche i giornali erano molto "tele-visivi", secondo la definizzione precedentemente data, e la clase politica infati, era anche sui giornali e telefonava ale redazioni dei giornali, ma non li legeva tanto: guardavano la tivu al matino quando cera il tele-giornale, che serviva per racontare il giornale in modo veloce per chi non voleva legerlo, secondo le tre regole della cultura televisiva, suddette.
nel 1500 cesso la cariera da presidente sul coniglio del cavaliere dei pelucchi. Ssanto Berlusconi divenne, infatti; Presidente dell'Italia, un posto generalmente asegnato a dei veccietti, in memoria del rispetto che il popollo italico portava tradizionalmente ai suoi anziani saggi. di solito i veccietti non facevano alcunche, a parte ricordare con un linguaggio antico, le gesta fatte da altri veccetti importanti del pasato remoto e meno remoto, per dare continuità culturale e storica alle iniziative che si suseguivano sulla terra italiana.
quando Ssanto Berlusconi diventò un Presidente dell'Italia, fece proprio quello che facevano tuti i veccietti prima di lui: ricordare le gesta dei veccietti del pasato remoto e meno remoto, cioè le sue geste e basta.
fu così, che l'Italia vissè altri 5 anni di berlusconesimo non calcolati, e non se ne accorgesse nesuno, perchè ormai la "semplicità inteletuale" aveva concuistato tutti, ma proprio tutti...
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Appunti per un libro dal titolo: “berlusconesimo: l’iggnioranza del male”
Un volume da redigere e pubblicare almeno trent'anni dopo la caduta dell'impero catto-berlusconiano, quando sarà l'alba del nuovo risorgimento italiano (forse europeo). si intitolerà: berlusconesimo: l'iggnioranza del male.
parlerà della culltura "televisiva" di quel epoca buia. "televisiva", perchè anche gli altri mezi di comunicazzione di massa, durante il berlusconesimo, operavano principialmente attraverso dinamiche di tipo tele-visivo: messaggio semplicce e univoco, centralità del immagine rispetto agli contenuti, inibizione del istinto a formarsi delle opinioni.
possiamo imaginare la gramatica utilizzata dai redatori del futuro volume: benchè il libro nascerà in epoca risorgimientale, la sintassi sarà ancora semplice, piena di refusi ormai asimilati dal linguaggio quotidiano, via via impoverito da un uso consuetudinario molto approsimativo.
l'assuefazione all'approsimazione è sempre l'inizio di un decadimiento culturale. la classe politica che governava l'italia durante il berlusconesimo era consapevole di ciò, ma sopratuto era pigra e ignnorante e incoragiava un attegiamento menefreghista nel resto della popolasione, sempre più concuistato dal modello di "facilità inteletuale" proposto dai suoi minestri...
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giovedì 3 febbraio 2011
Quando raccontare è una missione
Stavo per iniziare questo post con le seguenti parole: “i giornalisti hanno una responsabilità importante nei confronti della storia…”, ma finché sono in tempo cambio registro e dico che a volte (oppure sempre?) raccontare è una missione, necessaria.
Raccontare gli avvenimenti mentre accadono, senza tralasciare il posto occupato dall’”io raccontante”, la sua posizione fisica, il suo coinvolgimento emotivo…
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A tal proposito, voglio ricordare un articolo di Robert Fisk, segnalatomi da un collega a cui devo un pezzo importante della mia formazione giornalistica.
Grazie Carlo!
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Robert Fisk: “Al Cairo ho visto iniziare l’agonia…”
Forse è la fine. Di sicuro è l'inizio della fine. In tutto l'Egitto decine di migliaia di arabi hanno sfidato i gas lacrimogeni, il getto degli idranti, le bombe assordanti e le pallottole vere per chiedere le dimissioni di Hosni Mubarak dopo oltre trent'anni di dittatura.
E mentre il Cairo si ritrovava coperta da nubi provocate da migliaia di candelotti sparati dai reparti antisommossa, il regno di Hosni sembrava davvero avvicinarsi alla fine. Nelle strade della città nessuno sapeva dove Mubarak – che più tardi sarebbe apparso in televisione per annunciare le dimissioni del suo governo – realmente fosse.
In ogni caso non ho trovato nessuno a cui importasse realmente saperlo. Queste persone, decine di migliaia, erano tutte coraggiose e per la maggior parte pacifiche, ma il comportamento dei poliziotti in borghese di Mubarak, i “battagi” - la parola in arabo significa letteralmente “criminali” - che hanno assalito, picchiato, pestato a sangue i dimostranti mentre la polizia regolare guardava senza intervenire, è stato tragicamente scioccante.
Quei “battagi”, molti dei quali ex poliziotti tossicodipendenti o comunque drogati, l'altra sera erano la prima linea dello Stato egiziano. I veri rappresentanti di Hosni Mubarak mentre i poliziotti in uniforme spargevano gas lacrimogeno sulla folla. A un certo punto, mentre polizia e dimostranti si confrontavano sopra i ponti sul Nilo, il fumo dei lacrimogeni ha cominciato a coprire il grande fiume.
Era incredibile vedere il popolo della più grande nazione araba ribellarsi al proprio destino di violenza, brutalità e prigione. Gli stessi poliziotti hanno cominciato a vacillare, uno mi ha chiesto: «Cosa possiamo fare? Abbiamo degli ordini. Credi che vogliamo tutto questo? Questo paese sta andando a fondo».
Mentre i dimostranti si inginocchiavano in preghiera davanti alla polizia, il governo dichiarava il coprifuoco. Come si può descrivere il giorno che verrà ricordato come una gigantesca pagina nella storia dell' Egitto? Forse i reporter dovrebbero lasciar perdere le loro analisi e raccontare semplicemente quello che è accaduto dalla mattina alla sera in una delle città più antiche del mondo.
E allora ecco quello che emerge dai miei appunti presi al volo inmezzo a una folla decisa a sfidare migliaia di poliziotti in borghese e in divisa. Tutto cominciò alla moschea di Istikama a piazza Giza: un triste quartiere di cemento e case macilente dove si era disposta un fila di poliziotti lunga fino al Nilo. Tutti noi sapevamo che Mohamed El Baradei sarebbe stato lì per la preghiera di mezzogiorno.
All'inizio la folla sembrava piccola. I poliziotti fumavano sigarette. Per essere la fine del regno di Mubarak, l'inizio non aveva nulla di memorabile. Finite le ultime preghiere, la folla si incamminò lungo la strada e verso la polizia. «Mubarak, Mubarak -gridavano- l'Arabia Saudita ti sta aspettando» Fu allora che gli idranti della polizia iniziarono a sparare getti d’acqua contro la folla: non era stata lanciata nemmeno una pietra, ma la polizia aveva già deciso di attaccarli.
L'acqua stava spazzando la follaquando gli idranti vennero puntati contro El Baradei che, spinto indietro dal getto, si ritrovò completamente zuppo. Era ritornato da Vienna poche ore prima e pochi egiziani credono che governerà il Paese. Lui dice di voler essere semplicemente un negoziatore. Il politico più rispettato e acclamato dell'Egitto, un premio Nobel che era stato nominato capo della più alta agenzia Onu di ispezione nucleare, si trovava zuppo fradicio come un monello di strada.
Che è poi quello che Mubarak pensa di lui. Un altro provocatore con un piano pericoloso: questo è il tipo di linguaggio che il governo egiziano usa in questo momento. Fu allora che i candelotti lacrimogeni iniziarono a cadere sulla folla. Erano solo qualche migliaio di persone, in quel momento ma mentre passavo al loro fianco iniziò ad accadere qualcosa di notevole…
Per il resto vi mando al link:
http://www.unita.it/mondo/robert-fisk-al-cairo-ho-visto-iniziare-l-agonia-1.269246
lunedì 1 novembre 2010
3 donne per capire
Tra le nuove, potenti strade che la ribellione femminile sta percorrendo c’è la rete. I blog di alcune donne italiane molto preparate sono il punto di partenza e di condivisione per progetti che si concretizzano in risultati eccellenti.
Il documentario “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo, è uno di questi. In parte mandato in onda a L’infedele di Gad Lerner, si fa strada su internet, portando avanti una vera battaglia contro la riproduzione continua di un modello di femminilità falso e nocivo.
Il libro “Ancora dalla parte delle bambine”, di Loredana Lipperini, ha molto successo ed è studiato dai giovani di scienze della comunicazione. È però dal blog “Lipperatura” che vengono coinvolti i suoi numerosi lettori in denuncie contro le campagne pubblicitarie colpevoli di insegnare alle bambine italiane un modo di essere donne che le priva della loro libertà.
E ancora: le lezioni di semiotica dei consumi di Giovanna Cosenza, a Bologna, mirano a responsabilizzare i futuri scienziati della comunicazione: ragazzi e ragazze a loro volta indottrinati, inconsapevolmente, dai messaggi pubblicitari. Attraverso il blog “Disambiguando” Giovanna mette in guardia da come la messa in scena dei ruoli sessuali da parte di tutti i media, danneggi molto spesso e irrimediabilmente l’immagine della donna, ma a volte anche quella degli uomini.
Servono tre donne come queste per rispondere alle domande che Magda si fa da quando ha acceso la televisione in Italia.
“La risposta è complessa. Non c’è, ad esempio, una sola causa a spiegare perché le ragazze italiane siano attratte dal mestiere della velina - risponde Loredana Lipperini, - Primo. L’estrema difficoltà della condizione lavorativa delle donne in Italia. L’occupazione femminile è ancora intorno al 45% contro il 60% degli standard europei. Gli stipendi delle donne, a parità di condizioni, sono inferiori a quelli degli uomini. L’uso del velinismo, da parte di ragazze spesso laureatissime, è una scorciatoia. Secondo. I modelli. Fin dall’infanzia le ragazze sono abituate a dover puntare sul corpo. Bambole-veline, cosmetici invece dei giocattoli, giornalini che insistono sull’importanza dell’aspetto fisico. Terzo. Il corpo, appunto. Qui il discorso si fa enorme: la presunta libertà nella gestione del proprio corpo rende le donne schiave del corpo stesso. Che sia magro, perfetto, identico a quello dei modelli televisivi. E che sia utile, soprattutto. In questi termini, non è una libertà, ma una prigione”. Siamo, insomma, schiave di una lente che deforma le nostre riflessioni su noi stesse, il nostro ruolo, il nostro aspetto. La cosiddetta liberazione sessuale della donna è, oggi, un immenso meccanismo di marketing: siamo libere soltanto di comprare prodotti e vendere il nostro corpo. Come uscirne?
domenica 24 ottobre 2010
lo sguardo straniero, che ci rende diversi. DONNE
Magdalena è una giovane donna polacca laureata in italianistica. Conosce bene il nostro Paese e la nostra cultura. Si è trasferita a Modena l'estate scorsa quando le televisioni italiane non facevano che parlare del "generoso" Silvio, ribattezzato Papi, e delle sue escort, veline e parlamentari (come se fossero un po’ la stessa cosa). Non solo: la nostra televisione è, a qualsiasi ora del giorno, “abbellita” da corpi di femmine sorridenti, mute, svestite.
Magda è disorientata.
Le donne che animano le televisioni italiane fanno un po’ ridere, un po’ disperare. Sono irreali. Tutte giovani o rese giovani. Sono tutte oche, o trattate come tali. Magda consulta le sue amiche polacche, tedesche e inglesi, dalle quali ha una conferma: tra le televisioni europee l’unica a distinguersi per la presenza ossessiva di donne seminude in tv, a prescindere dal tipo di programma o di messaggio pubblicitario, è quella italiana. Il fenomeno del “velinismo” non esiste al di fuori dei nostri confini. Allora Magda si chiede se le donne italiane che guardano la televisione non si sentano un po’ come lei: offese.
Possibile che nessuno si ribelli? Perché le adolescenti italiane aspirano a diventare veline?
sabato 26 giugno 2010
rituali della cittadinanza
martedì 2 marzo 2010
l'altro dentro di te
pensavo all'empatia.
a parte il fatto che e m p a t i a ha il suono di un colore.
l'azzurro dovrebbe chiamarsi empatia, perché si chiama azzurro? ma questo è un altro discorso.
pensavo che l'empatia non è tanto capire gli altri, sapersi riconoscere in quello che provano gli altri e roba così.
mi sembra proprio che il meccanismo dell'empatia sia qualcosa che viaggia al contrario. comincia dal sè. analizzarsi. smontarsi e rimontarsi infinite volte, in infinite parti della vita, per capire perché si prova quella cosa lì e come mai si agisce colà. trascinarsi nei proprio sbrodolamenti emotivi, studiarsi allo specchio. sbatterci il naso e lasciarci qualche certezza. intervistarsi e spiegarsi. non è un'attività adatta a tutti. ci si nasce. si cresce ipercritici (intercritici non esiste? peccato!) e complessati.
il punto è che quando si ha esperienza di sè stessi si può avere un'esperienza migliore anche degli altri, nel senso che si ritrova l'altro, in sè.
insomma: capire l'altro dentro di te, è l'empatia. ed è azzurro.
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lunedì 21 dicembre 2009
Ahmed, finalmente italiano con la colletta degli amici
sabato 5 dicembre 2009
il cannibalismo della comunicazione
lunedì 24 settembre 2007
come si dice?

emancipazione signore, emancipazione!
di una borsa che non può essere solo pratica.
schiave dell'umidità che ci gofia i capelli.
non abbiamo manette.