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mercoledì 5 gennaio 2011

zoven zoven zoven

E’ tutto dedicato ai giovani, alle loro problematiche, alle loro difficoltà e alle loro speranze l’ultimo numero di “Note Modenesi” il periodico del centro culturale Francesco Luigi Ferrari che è in distribuzione proprio in questi giorni di inizio d’anno. Un tema in sintonia con quello affrontato dal presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso di fine anno centrato, appunto, sulle difficoltà che i giovani di oggi si trovano ad affrontare, secondo modalità nuove rispetto a quanto accaduto a chi li ha preceduti dal dopoguerra ad oggi. Così anche lo studio del Ferrari parla di “condannati a sperare”. “I giovani di oggi - scrivono gli autori dello studio - quelli di Facebook, quelli che fuggono da Modena e dall’Italia in cerca di un’occupazione o di un dottorato all’estero, quelli che vivono da precari in una società precaria, che faticano a trovare maestri a cui ispirarsi per il proprio futuro, sono condannati a sperare. A sperare che si spezzi la catena, quella creata da individui sempre più auto-referenti, poco inclini alla socialità e al bene comune”. Un viaggio dunque tra la sfiducia, le incognite e le paure dei giovani modenesi, che è scaricabile anche si internet, dal sito del centro www.centroferrari.it e che raccoglie diverse testimonianze di studenti e lavoratori; di chi è venuto a Modena dal Camerun per studiare come ingegnere delle telecomunicazioni, di chi sogna di diventare un guidice tra una sfilata di moda e un premio come Miss. Su Note Modenesi si possono anche leggere le opinioni di studiosi come Massimiliano Panarari, docente universitario e autore del volume “L’egemonia sottoculturale”, o Carmen Lecciardi, docente alla facolta di Socilogia dell’Università di Milano-Bicocca, don Gianni Gherardi, parroco di San Biagio a Modena, una vita spesa accanto ai giovani passando dall’Azione Cattolica al collegio San Carlo, dal Centro sportivo all’istituto Fermi. E ancora Andrea Caccia, regista di “Vedozero”, il film documentario realizzato coinvolgendo settanta adolescenti che hanno ripreso per sei mesi la loro vita con altrettanti cellulari.
“Cambiare si può - dice Gianpietro Cavazza, presidente del Centro - per spezzare la catena dell’indifferenza e dell’autoreferenzialità è opportuno puntare alla ricerca del bello, di qualcosa o qualcuno che rimandi a un principio superiore. da qui l’importanza di testimoni e maestri in grado di accompagnare i giovani verso il futuro”.



martedì 14 settembre 2010

SOLARIS, BLITZ IN ROMANIA


Un’estate davvero intensa questa, per le agoniste di ginnastica artistica della Società Solaris di Formigine. Dopo un mese dai campionati nazionali UISP, svoltisi a Fano dal 10 al 13 giugno, dove entrambe le squadre in gara hanno conquistato ottimi podi, cinque di loro sono partite per uno scambio di esperienze in Romania. Accompagnate dalla presidente della società Solaris, Giuliana Balboni e dall’istruttrice, Luminita Dumbrava, che le ha guidate nella sua città natale, Bucarest, le ginnaste, di 9, 10 e 11 anni, hanno trascorso quattro giorni assieme alle loro colleghe rumene, seguendole nei loro impegnativi allenamenti dalle 9 alle 13 del mattino. “L’idea di portare le bambine in Romania, - spiega Luminita 34 anni, da 15 in Italia,- mi è venuta per rispondere allo stupore con cui loro si incantavano davanti alle prodezze delle grandi ginnaste. Ho voluto far capire loro che dietro ai grandi risultati c’è grande lavoro e disciplina. Così le ho portate in una palestra di Bucarest dove lavorano una mia vecchia istruttrice e una ragazza con cui gareggiavo quando abitavo in Romania e passavo le mie giornate a prepararmi per le gare. Organizzarmi è stato facile proprio grazie ai contatti che ho sempre mantenuto con queste persone, che ci hanno ospitate con entusiasmo ed hanno accattato di far lavorare le mie bambine assieme alle loro, alla pari”. Le ginnaste della Solaris, benché ben preparate per i livelli italiani, non hanno lo stesso ritmo di lavoro di quelle rumene, sono riuscite a tenere il passo con le altre per ben 4 ore al giorno? “Sì! Sono rimasta piacevolmente stupita dall’entusiasmo e dall’impegno che le ha animate durante gli allenamenti, racconta Luminita, - hanno messo da parte ogni timidezza e dato il meglio di loro stesse. Credo che a Settembre, quando ricominceranno gli allenamenti, lavoreranno con un nuovo spirito di orgoglio e sacrificio, ricordandosi di quando, in luglio, impiegavano un’ora a raggiungere la palestra a piedi, per poi allenarsi fino alle 13. E non si lamentavano mai della fatica! Anzi, durante il pomeriggio trovavano le energie per visitare la città”. Credi che in futuro ripeterete l’esperienza? “Ce lo auguriamo! Alla fine della settimana non riuscivo più a staccare le mie bambine dalle loro coetanee. Anche se parlavano lingue diverse si sono molto affezionate. Ci piacerebbe riuscire a ricambiare l’accoglienza dei nostri colleghi ospitandoli, con il loro gruppo di artistica femminile, a Formigine, alla Solaris. E probabilmente, in futuro, noi torneremo là, per dare vita ad un vero e proprio gemellaggio fra palestre.” (Linda Petracca)

sabato 26 giugno 2010

rituali della cittadinanza

CASTELNUOVO. Ieri mattina, a causa della pioggia, è stata rinviata la posa delle piastrelline, uno dei momenti simbolici della festa castelnovese. I bambini delle classi quinte incastonano i loro disegni lungo le vie del centro. Questa iniziativa è nata una ventina di anni fa. L’idea fu dell’architetto Marco Fontana, progettista e artefice della rinascita del centro storico di Castelnuovo, che fino a quel momento non aveva una piazza. "Creare un centro storico è un’ambizione grande per un architetto - spiega Fontana - perché deve essere il risultato del sedimentare di interventi fatti nel corso del tempo, interventi portatori di storia e di storie. Ho così dato il via ad un ampio lavoro di ricerca, anche archeologica, che ha permesso di trovare reperti della storia del paese e, partendo da questi, si è provveduto a infondergli nuova vita". Fontana pensò di coinvolgere i bambini, permettendo loro di incastonare un segno della loro storia personale nel pavimento del centro. L’idea fu sostenuta dall’allora sindaco Massimo Simonini e da tutta l’amministrazione, incluso l’addetto stampa, Roberto Serio, che racconta: "Decidemmo che dei nuovi spazi dovevano impadronirsi i cittadini di domani, i ragazzi di quinta elementare che lasciando un segno avrebbero percorso una sorta di rituale di iniziazione alla cittadinanza". Un solo ostacolo si inseriva: non era possibile far disegnare direttamente ai bambini le loro piastrelline, perché il procedimento li avrebbe portati a contatto con esalazioni tossiche. Per fortuna una signora di Montale, ceramista, si mise a disposizione per riprodurre fedelmente le creazioni dei bambini sulle piastrelle. Tutte le duemila mattonelle colorate presenti nel centro storico del paese, alcune delle quali appartenenti a ragazzi ormai trentenni, sono state prodotte da questa signora, che ha intuito l’importanza dell’iniziativa. Ieri il maltempo non ha invece rinviato l’incontro con una grande illustratrice per l’infanzia, Arianna Papini (vincitrice nel 2002 del premio Andersen, il più importante riconoscimento nazionale per gli illustratori di libri per l’infanzia). L’incontro si è tenuto in Sala delle Mura. - Linda Petracca

domenica 30 maggio 2010

Controlli a tappeto sulle strade: in sei trovati alla guida ubriachi

sarò polemica.
ma a me le divise danno da fare...
trovo che l'animo umano sia molto sensibile, soprattutto a quello che coglie col senso della vista.
la divisa, così come l'arma comunicano aggressività. non c'è niente da fare... non è questione di essere abituati o no. non ditemi che è perchè viviamo nell'"epoca del terrore post 11 settembre". è che siamo animali. la vista di una forchetta suggerisce fame. la vista di un perizoma ci dice sesso. la vista di una divisa grida pericolo. ecco tutto.
uno squadrone di trenta uomini che si spostano fra i parchi di un paese residenziale, con dieci veicoli, e che passeggiano in divisa con torce e ricetrasmittenti.... comunica protezione o pericolo?

io non ho dubbi.
non ho dubbi neanche sui buoni propositi da cui scaturisce l'idea di pattugliare di notte, per il bene del paese.
e poi non ho dubbi che lo stesso proposito si possa perseguire in abiti civili.
detto questo:

FORMIGINE. Centoventi veicoli controllati, 6 patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza, 12 multe. In più controllo a tappeto dei parchi. E’ il bilancio dell’operazione della polizia municipale. Una volta al mese, da 3 anni, almeno 30 unità coordinate dai vigili del fuoco di Formigine e composte da volontari della Croce Rossa civile e militare, guardie ecologiche, corpo comunale di volontari della sicurezza, dedicano un’intera nottata a un’operazione che non prevede armi o multe, ma tutto l’amore e la pazienza che un cittadino può dedicare al paese in cui vive. Il comandante del corpo intercomunale di polizia, Mario Rossi, lo chiama “Servizio di sicurezza locale, svolto con pattugliamenti integrati”. Venerdì sera quasi 40 persone tra vigili del fuoco, volontari della croce rossa civile e militare, guardie ecologiche, e corpo comunale di volontari della sicurezza, si sono raccolte presso il comando della polizia per coordinare il proprio lavoro di pattugliamento. Alle 23 le unità si disponevano sul territorio dividendosi in due arterie: la polizia stradale, guidata dal vice-comandante dei vigili del fuoco, ispettore Tomei, si posizionava dapprima su via Radici e poi su via Giardini per intercettare eventuali guidatori imprudenti e pericolosi; una squadra composta da volontari ecologici e capitanata dal comandante dei vigili, Rossi, si portava nelle zone urbane, nei parchi e nelle campagne formiginesi potenzialmente interessate da traffici illeciti. "Formigine è una cittadina piuttosto estesa e problematica da controllare a causa dalle distribuzione territoriale: occorre quasi mezz’ora per attraversarla tutta - spiega il comandante - E’ solo grazie al prezioso apporto del volontariato partner, che possiamo svolgere questo servizio capillare nelle zone urbane e nei parchi, che sono più di 60. Non facciamo ronde ma un servizio di sicurezza locale, caratterizzata da operazioni di sensibilizzazione ed educazione alla civiltà". La prima tappa interessata dal passaggio di questa pattuglia, è stata il parco Erri Billò di Casinalbo, che - spiegano le guardie ecologiche -, negli ultimi mesi ha dato ottimi risultati: non pervengono più segnalazioni di schiamazzi, le giostre dei bambini sono incolumi e il verde è integro. Seconda tappa: il parco Baden Powell, a Formigine, sempre soggetto a controlli per tutelare le mamme e i bambini, suoi principali fruitori. Qui le guardie sono state raggiunte dal sindaco Franco Richeldi che si è unito alle operazioni di pattugliamento, proseguite nel Parco di Villa Benvenuti. Partendo dal parcheggio di via Pincelli, per rastrellare la parte più nascosta e sensibile del parco, il gruppo di volontari ha raggiunto il bar, frequentato da ragazzi, per lo più formiginesi. Qui si è concentrata l’operazione di prevenzione all’abuso di alcool. L’ultimo parco soggetto a controlli è stato il Campo Bora, vicino al Palazzetto dello Sport di Formigine. Verso le 2 di notte le due pattuglie di turno si sono incrociate sulla via Giardini per aggiornarsi. Le guardie ecologiche da qui sono subito ripartite per il controllo delle campagne magretesi, potenziali luoghi di scambio di sostanze illecite. L’operazione si è conclusa verso le cinque del mattino. Ciò che colpisce è la dedizione con cui le forze di volontariato si prestano a fare un servizio di questo tipo, non certo comodo sia per l’orario, sia per lo sforzo personale continuo richiesto dalla missione di educare i concittadini alla tutela del loro territorio. - Linda Petracca

sabato 29 maggio 2010

sassuolo: La variante arriva in Consiglio e l'opposizione abbandona l'aula

E’ esplosa in consiglio comunale la bomba polemica a orologeria che si stava preparando da dieci giorni, con 12 consiglieri di opposizione usciti dall’aula al momento del voto e il presidente del consiglio che ha votato per garantire alla maggioranza il numero legale per deliberare. Una questione politica notevole è scaturita infatti da quando, in data 17 maggio, è apparso sulla stampa un comunicato redatto da Giorgio Guandalini, segretario della Lega Nord di Sassuolo e consigliere comunale di maggioranza che, riferendosi alla vicina approvazione della variante per il piano particolareggiato di iniziativa privata numero 54 del comparto 14 di via Radici in Piano, attaccava l’amministrazione comunale, paventando presunti favoritismi per certi industriali. In consiglio il sindaco Luca Caselli, nell’illustrare il contenuto del punto all’ordine del giorno incriminato, ha approfittato della parola per chiarire che non ci sono conflitti di interesse che colpiscono la sua persona, né l’assessore competente Claudia Severi, benché quest’ultima sia imparentata con uno dei soci dell’impresa immobiliare che occuperà il lotto interessato dalla variante urbanistica. Il progetto discusso, approvato dapprima nel 2000, modificato nel 2006 e ora sottoposto a una variante minima che riguarda lo spostamento di una torre destinata a uffici per consentire all’impresa costruttrice di procedere alla realizzazione dell’opera per stralci, non ha attirato su di sé particolari obiezioni: i toni si sono accesi, infatti, per l’imbarazzo creato dalle allusioni del segretario e consigliere della Lega Nord. Il Pd ha sottolineato il momento di tensione politica emerso con la dichiarazione di Guandalini: "Tre consiglieri della Lega non si sono presentati, sollevandosi dalla responsabilità di spiegare le accuse apparse sui giornali, - ha criticato Giuseppe Megale - Nella stessa maggioranza non ci possono essere due persone che si lanciano queste accuse". E Sandro Morini ha aggiunto: "Trovo che questa piccola variante sia migliorativa, ma il problema è proprio che è bastata a provocare uno scatafascio della Lega. Mi domando cosa succederà quando arriveremo all’approvazione del Poc. C’è un problema politico più generale, la Lega non può comportarsi sia da maggioranza che da opposizione". Davide Ricci si è detto dubbioso sul fatto che la realizzazione avvenga per stralci ed ha aggiunto che vede un logoramento politico preoccupante per i cittadini. La delibera è passata con i 16 voti di Pdl, Lega Nord, Lista Civica Per Sassuolo, sindaco e presidente del consiglio e con 12 consiglieri di Pd, Idv e Sassuolo con Pattuzzi fuori dall’aula.

giovedì 8 aprile 2010

cerco chi mi ha salvato la vita

FORMIGINE. È fuori pericolo il magretese che venerdì sera è stato tratto dalle fiamme, che hanno avvolto la sua automobile in seguito allo scoppio della bombola gpl. I risultati della perizia dei carabinieri si faranno attendere per qualche giorno, rallentati dal periodo festivo. Intanto la famiglia cerca il passante coraggioso che ha dato l’allarme consentendo alla vittima di uscire dall’automobile prima di rimanere intossicata in modo irreversibile.
Venerdì 2 aprile, nel pomeriggio, il signor Martino Ferrari ritirava la macchina dal carrozziere, dove era stata sistemata dai danni subiti in un piccolo incidente stradale. Sulla via del rientro l’uomo decideva di parcheggiare l’auto davanti al campo sportivo di Magreta, dove lavora come volontario da anni e dove avrebbe sbrigato le ultime faccende prima delle feste pasquali. Verso le 20, il signor Ferrari, personaggio molto ben inserito nel tessuto sociale del paese e molto amato, saliva in automobile, dove metteva in moto e, senza neanche rendersi conto della successione degli eventi, si trovava a fare i conti con l’esplosione della bombola gpl, che provocava un’altra fiammata e rilasciava grandi quantità di gas nell’abitacolo. Il signor Ferrari non ha riportato importanti ustioni, solo una leggera intossicazione, ormai superata durante il fine settimana di terapia intensiva all’ospedale di Baggiovara. Ora verrà sottoposto agli ultimi controlli e tornerà a casa. Il lieto fine di questa storia va attribuito prima di tutto ad un passante, che ha assistito all’episodio, ha dato l’allarme e prestato i primi soccorsi. La famiglia Ferrari è ansiosa di esprimere la propria gratitudine a questa persona dal sangue freddo che ha scongiurato il peggio. La sua testimonianza oculare, poi, sarebbe importante anche per aggiungere elementi alle ricerche dei carabinieri che stanno ora lavorando per scoprire le cause dell’esplosione.

venerdì 19 marzo 2010

via Regina Pacis, la moschea è stata smontata

Da ieri sera i musulmani che abitano nel comprensorio sassolese sono senza un luogo di culto: la moschea di via Regina Pacis è stata smantellata. La questione moschee è ritornata l’altra sera in consiglio comunale con l’interrogazione di Sandro Morini, Pd, e la riposta del vicesindaco Francesco Menani, Lega. Partendo però dalla fine di questa vicenda, ieri sera si è conclusa la parentesi della moschea di via Regina Pacis: la struttura aperta dalla Giunta Pattuzzi nel febbraio 2009 è stata definitivamente smontata. Solo alcuni manufatti sono rimasti sul posto in attesa di essere spostati al più presto. Tutto il materiale del luogo sacro ora è custodito dentro il deposito comunale dell’Ex Sat. Per ora non c’è una nuova sede per gli islamici che la frequentavano, che si riconoscono nell’associazione El Huda. Anche se le trattative col Comune sono aperte e sul tavolo ci sono quattro siti diversi, da ieri non c’è più un luogo di ritrovo per pregare. E questo, a maggiore ragione dopo la chiusura della moschea di via Cavour, vale per tutti gi islamici del Comprensorio Ceramico, alcune migliaia di persone rimaste senza una sede. Anche El Huda per ora ricorrerà alla preghiera in casa o al massimo, quando farà bel tempo, nel piazzale smontato. Il tema era stato affrontato l’altra sera in Consiglio. "Una moschea - aveva esordito Morini - non può essere chiusa come un bar. Il sindaco questo lo sa, ma non lo sanno forse i cittadini imbrogliati dalla promessa elettorale di cui ora questa maggioranza è ostaggio. Assecondando quei pochi che considerano la moschea un luogo frequentato da terroristi, non si risolvono i problemi di via Cavour e nemmeno di Sassuolo, piegata dalla crisi economica. I disagi logistici che stanno alla base del contenzioso, sarebbero risolvibili con una programmazione urbanistica chiara". "La riapertura - ha risposto il vicesindaco Francesco Menani - è avvenuta dopo una comunicazione di ripristino dei lavori per controllare lo stato dei lavori. La struttura di via Regina Pacis, invece, verrà smontata (come avvenuto, ndr). Con El Huda abbiamo in ballo alcune proposte per spostarsi, tra le quali un capannone vicino a Magreta e uno in prossimità di Pontefossa". Quanto a via Cavour, ha aggiunto Menani: "Abbiamo individuato posti alternativi, tutti scartati fin’ora. E in via Cavour non ci sono problemi". "Avete un atteggiamento di mercanteggiamento elettorale - ha ribattuto Morini - e scommetto che dopo le elezioni ad El Huda sarà concesso in uso un terreno di Hera vicino a dove erano prima". - Linda Petracca

mercoledì 17 marzo 2010

“VITE DI QUARTIERE” la nuova sfida di Artegenti

Torna Artegenti per coinvolgere gli artisti e gli abitanti della città in un nuovo progetto che ne faccia rivivere i quartieri sotto i punti di vista più insoliti.

Nel 2007 e 2008 l’evento “Spazi D’arte” aveva invaso di arte il centro storico. L’anno scorso “Direct Digital” si è caratterizzata come punto di riferimento per la cultura digitale in Italia.

Quest’anno l’associazione non profit modenese per la diffusione della cultura e dell’arte, chiama a raccolta i creativi del territorio per una nuova sfida all’insegna della contaminazione e condivisione artistica.

Il progetto “Vite di Quartiere” nasce infatti per creare gruppi di lavoro interdisciplinari che, attraverso lo studio di un quartiere, sappiano individuare un tema comune per poi svilupparlo sotto i punti di vista delle diverse forme artistiche (scrittura, fumetti, cortometraggi, musica, fotografia, attori). Per questa edizione, il quartiere individuato è la Circoscrizione n°3, in particolare i quartieri Buon Pastore e Sant'Agnese.

La vera scommessa che vedrà coinvolti gli artisti, con l’aiuto e la mediazione dell’associazione, sarà coinvolgere gli abitanti della zona, non soltanto come fonti di informazioni ma anche come soggetti attivi nella realizzazione degli elaborati artistici.

Il progetto si concretizzerà nella pubblicazione degli elaborati ritenuti più meritevoli: in un libro con racconti in prosa, fumetti, fotografie, disegni; in un DVD contenente i cortometraggi e in un CD con colonne sonore e canzoni. Tutti i gruppi partecipanti saranno poi coinvolti nella rappresentazione delle proprie produzioni artistiche nei luoghi del quartiere con il coinvolgimento degli abitanti e vedranno le proprie opere pubblicate sul sito di Artegenti in un’apposita sezione dedicata a “Vite Di Quartiere”. L’iscrizione al progetto è gratuita e avviene compilando la scheda di partecipazione reperibile sul sito www.artegenti.it, da inviare all’indirizzo info@artegenti.it entro e non oltre il 10 aprile 2010.

lunedì 1 marzo 2010

la solidarietà nella crisi

SPEZZANO. Terrae Novae di Spezzano, un'Associazione Culturale a tutto tondo, senza scopo di lucro, da anni raccoglie derrate alimentari da distribuire alle famiglie che si trovano in difficoltà economica. Portare avanti l’attività di raccolta e distribuzione stava diventando sempre più difficile perché il mezzo utilizzato, classificato antieuro, non poteva entrare nei centri cittadini. La generosità dell’industriale Pietro Fogliani, titolare della ceramica Serra, ha permesso all’associazione di acquistare un nuovo mezzo, confacente alle attuali disposizioni di legge in materia di circolazione sulle strade. La volontà di aiutare l’associazione è nata quando, un sabato, l’industriale si è trovato ad assistere alla distribuzione di generi alimentali a ottanta persone bisognose. A questo gesto di umanità hanno fatto seguito altre testimonianze di partecipazione attiva all’iniziativa: la Ecopam pagherà il carburante per un anno, la Sigma Realco fornirà generi alimentari, Autorama comprerà l’assistenza meccanica, la Giemme pagherà il bollo e l’assicurazione del mezzo, Confartigianato Lapam garantirà la contabilità e la Cassa di Risparmio di Vignola i possibili imprevisti.

giovedì 11 febbraio 2010

giorno del ricordo

FIORANO. Ieri mattina, al teatro Astoria, gli studenti delle scuole medie Bursi di Spezzano e Fiorano hanno incontrato Denis Zigante, dell’Unione degli Istriani. Il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo delle Vittime delle Foibe e dell’Esodo ed a questi ragazzi sono stati dati gli strumenti concettuali ed emotivi per capire un tragico capitolo di storia italiana a lungo dimenticata. "È difficile trasmettere a ragazzi così giovani, l’avvertimento di cosa è stato capace di fare l’uomo in passato, ancora più complesso è costruire il ricordo di una storia su un terreno vergine. La Shoah è qualcosa di altrettanto lontano dai ragazzi ma ha un retroterra storico, si trova nei libri di scuola, - spiega Denis Zigante, che per un’ora ha raccontato alla numerosa platea che l’impietoso intreccio di caratteristiche geografiche e storiche ha portato istriani, dalmati e fiumani ad essere persone da eliminare, al di là del confine italiano, e persone da ignorare, al di qua". Il Giorno del Ricordo è stato infatti istituito solo nel 2004, dallo Stato Italiano. "L’interesse di questi ragazzi lascia sperare che crescendo vorranno approfondire quello che sarà rimasto dell’imput di stamattina. Così si costruisce coscienza critica", conclude Denis Zigante.

martedì 22 dicembre 2009

LILLI, MAMMA DI SHARK, CERCA AIUTO

VIGNOLA. Una madre lacerata dal dolore per la perdita, nel 1991, del figlio diciannovenne, ora anche vedova, da anni attende gli arretrati della pensione privilegiata di reversibilità spettante al marito dopo la morte del ragazzo. Shark, 19 anni, morì in un incidente automobilistico con altri tre amici che, come lui, prestavano servizio di leva presso la brigata alpina Cadore da soli 15 giorni. Era la sera del 16 settembre 1991 e Andrea Benassi, bolognese, Vincenzo Tarozzi di Nonantola, Riccardo Fini di Marano e Shark Mermet di Vignola tornavano da una libera uscita alla Caserma “Salsa” degli alpini di Belluno, quando persero il controllo della macchina, un’Alfa 75, trovando morte immediata. "Un dolore assoluto è calato sulla mia famiglia - racconta la madre di Shark, Liliana Colombi - Dopo alcuni anni passati nella tristezza e nell’angoscia anche mio marito è morto, ha lasciato me e le nostre due figlie. Era distrutto dal cancro, con le difese immunitarie annientate. Lui aveva progetti lavorativi che includevano Shark in campo metalmeccanico, ma dopo la sua morte si era lasciato andare. Siamo rimaste sole a gestire il dolore e i problemi economici. In queste condizioni di estrema difficoltà ho scoperto che mi spettava un indennizzo. Varie volte ho esposto le mie ragioni alle autorità competenti e ho presentato tutti i documenti richiestimi, ma nessuna risposta positiva e nessuna sensibilità è stata rivolta al caso. Le mie pratiche sono state respinte. Ho capito che non c’è la volontà di aiutarmi. Ma come si può abbandonare così una madre? Come si può pensare che all’epoca dei fatti io, abbandonata al dolore profondo della mia perdita, pensassi a informarmi se avevo diritto ad una pensione? Noi, allora, pensavamo solo a sopravvivere! Avrebbero dovuto dirmelo loro: lo Stato, chi aveva chiamato mio figlio alla leva... A causa di un ritardo nell’adempimento di pratiche burocratiche o della mia non conoscenza dei tecnici e della burocrazia del ministero della Difesa, mi trovo abbandonata dallo Stato". Liliana Colombi ora ha 62 anni, da Vignola si è trasferita a Novara, cerca di mantenersi facendo i lavori più diversi e paga l’affitto con grandi difficoltà. "All’epoca della tragedia abitavamo a Vignola. Il mio Shark è seppellito lì e se non troverò una soluzione abitativa definitiva non potrò farlo trasferire vicino a me: il mio desiderio più grande. Da agosto la mia auto ha smesso di funzionare così non posso più raggiungerlo come prima. Ma anche quest’anno, farò il mio albero di Natale per lui. Durante le feste il senso di mancanza diventa così forte che io e le mie figlie finiamo per non veder l’ora che finiscano. I danni psicologici che la mia famiglia ha subìto sono grandi. Solo ora, nel vero momento del bisogno, trovo il coraggio di uscire dal mio dolore e sto cercando il modo per sollecitare la giusta liquidazione della pratica" .

lunedì 21 dicembre 2009

Ahmed, finalmente italiano con la colletta degli amici

Ahmed Abbal 18 anni, studente del Corni professionale, ieri pomeriggio ha completato il percorso per ottenere la cittadinanza italiana. Sono almeno trenta all’anno i diciottenni, a Modena, che per raggiungere questo scopo devono dimostrare di avere sempre risieduto in Italia. Ahmed ha dovuto anche versare 200 euro, come previsto dal “pacchetto sicurezza” del luglio scorso. Ahmed Abbal è figlio di genitori marocchini, di Casablanca, ma è nato ad Agrigento e si è trasferito a Modena nel 1998, dopo la morte del padre. La storia dei suoi genitori è quella di molti immigrati della loro generazione: il signor Abbal fa un lungo viaggio per fare il venditore ambulante, mentre la moglie rimane nel paese d’origine. Dopo alcuni anni avviene il ricongiungimento famigliare, nascono tre figli, tra cui Ahmed. L’inserimento a scuola non è traumatico: "Ho sempre avuto la fortuna di incontrare insegnanti intelligenti - racconta il ragazzo - non si può dire la stessa cosa per i miei genitori. Loro hanno conosciuto l’Italia negli anni 80, e si respirava un clima di rifiuto. Inoltre appartenevano ad un’altra cultura, mentre io conosco meglio le tradizioni italiane di quelle marocchine". Cosa cambierà adesso? "Molte cose, soprattutto a livello giuridico. Senza la cittadinanza si è molto limitati, ad esempio in ambito lavorativo e universitario, non si possiedono gli stessi diritti degli altri a prescindere da quanto ti stia a cuore la tua città e il tuo Paese. E poi adesso potrò liberarmi della sensazione di rifiuto che ricevevo da parte della società. Mi chiedevo: cosa sono io per lo Stato? Ho sempre odiato sentirmi dire che mi dovevo integrare. Io sono andato a scuola qui, ho studiato la storia italiana e faccio parte di una associazione che promuove la cittadinanza attiva. Forse ero più integrato di molti diciottenni italiani". Come sei entrato in contatto con Animatamente? "Nel 2006 ho cominciato a frequentare un centro di aggregazione vicino a Vaciglio, lì ho conosciuto l’Associazione, con la quale ho fatto un viaggio sulla legalità a Locri, in Calabria, e continuo a collaborare". I volontari di Animatamente, rete educativa territoriale del Centro di Pastorale Giovanile della diocesi di Modena-Nonantola, erano presenti numerosi ieri, nell’Ufficio del sindaco, durante l’atto ufficiale, e si son impegnati a versare 7 euro ciascuno per contribuire al tributo che Ahmed era tenuto a versare "per acquistare formalmente la cittadinanza che di già esercita appieno - hanno scritto in una lettera - Noi riteniamo il tributo vessatorio e lasciamo a carico di Ahmed l’importo di 25 euro, quale cifra simbolica della sua assunzione di impegno ad entrare ufficialmente a far parte della nostra Repubblica". "E’ molto triste scoprire che per lo Stato la cittadinanza ha un valore strettamente economico", ha commentato Ahmed in merito.

sabato 12 dicembre 2009

Ladri in una villetta, spariscono i gioielli

FORMIGINE. Sono entrati forzando la porta sul retro e si sono diretti verso la zona notte della villetta, i ladri che lunedì sera, presumibilmente verso le 19, hanno derubato la famiglia Ghini in via Barbieri, a Magreta. La camera da letto dei coniugi è stata messa sottoquadro, le altre stanze della casa non rivelano tracce di passaggio. Nemmeno la cameretta del figlio piccolo è stata toccata, anche se sarebbe stato verosimile dal momento che i ladri hanno portato via, insieme all’oro della famiglia, un grosso pacco regalo. Proprio così, Alberto Ghini ieri avrebbe regalato uno scivolo giocattolo al figlio di un collega di lavoro, ma quando è tornato a casa con la moglie lunedì sera ha trovato solo l’incarto colorato. Nessun’impronta di scarpe né altre tracce. "Per fortuna eravamo fuori a cena - racconta il capofamiglia - a trovare la porta aperta è stata mia moglie, che li avrebbe incontrati se non avesse allungato la strada per accompagnare a casa un’amica. L’ho raggiunta solo dopo aver lasciato mio figlio a dormire dalla nonna. Era molto agitato". Poi sono arrivati i carabinieri di Formigine. "Abbiamo trascorso una notte da incubo, accovacciati sul divano contro la porta, che non si chiudeva". E’ almeno la terza casa violata dai ladri in due anni, nell’angolo fra via Barbieri e via Ferraguti, senza dimenticare che pochi giorni fa è stato rubato l’incasso della tabaccheria di via Don Franchini.

mercoledì 25 novembre 2009

restauro chiesa magreta

FORMIGINE. "Entro la fine dell’anno dovrebbe arrivare l’autorizzazione da parte della Regione e della Soprintendenza ai beni architettonici di Bologna, a cominciare i lavori di messa in sicurezza. In questo modo potremo finalmente tornare nella nostra chiesa e superare questi lunghi mesi di emergenza", rivela il parroco don Remo Pinelli, parlando della chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di Maria Santissima di Magreta, costruita nel 1823 e chiusa al culto da un anno perché pericolante. Se le autorizzazioni rispetteranno i termini, nei primi mesi del 2010 si potranno programmare gli interventi e si potrà procedere per bloccare il continuo sprofondare dell’edificio verso la strada Don Franchini. I pavimenti lungo il perimetro interno della chiesa verranno sollevati per procedere all’impianto di “pali-mega” sotterranei, che sosterranno la struttura portante dell’edificio consolidandone le volte. La Soprintendenza ha fatto sapere di voler essere presente durante le manovre di scopertura delle pavimentazioni, nell’ipotesi di rinvenire oggetti di importanza storica al di sotto. In caso contrario e scongiurando ogni inconveniente, questa prima fase di messa in sicurezza dell’edificio durerà circa un anno. E’ un intervento che Magreta attende da dodici mesi, da quando la chiesa è stata chiusa per la sua pericolosità. Dopo questo primo intervento un altro lungo periodo di verifiche e accertamenti trascorrerà prima che l’edificio possa essere dichiarato sicuro e adatto ad ospitare le celebrazioni religiose. Fino ad allora sarà la Sala Polivalente, (ex circolo bocciofila), davanti al bar Palazzina, ad adempiere al ruolo di luogo di culto. Molto spaziosa ed è stata arredata con le panchine e le statue che prima arricchivano la chiesa. La Sala, che ospita le attività parrocchiali già da qualche settimana, verrà inaugurata ufficialmente domenica prossima, alla presenza del vescovo e dei rappresentanti dell’amministrazione comunale. La festa inaugurale vedrà un primo momento celebrativo e l’intervento della Corale di Redù di Nonantola. Per quanto riguarda la tensostruttura che fino all’estate scorsa ha adempiuto a sua volta al ruolo di luogo di culto, resterà montata sulla pista di pattinaggio, adiacente alla chiesa, a disposizione dei magretesi, per accogliere feste, sagre, ma soprattutto le attività parrocchiali dei ragazzi. - Linda Petracca

sabato 21 novembre 2009

moschea al poggio?

Dopo una breve parentesi dall’altra parte del Secchia, la questione moschea torna ai mittenti: le associazioni islamiche e il Comune sassolese. Di ospitarla a Sant’Antonino di Casalgrande non se ne parla: a dirlo il sindaco e quasi trecento cittadini. A quale Comune toccherà ora ricevere la patata bollente? L’altra sera i cittadini della frazione di Sant’Antonino di Casalgrande si sono riuniti numerosi presso la sala mensa delle scuole elementari del paese. L’incontro era stato organizzato da un gruppo di abitanti della zona chiamata Poggio 70, dal nome del complesso, ormai fatiscente, che fino a una decina di anni fa ospitava una discoteca ed una piscina molto frequentate. Obiettivo dell’incontro, a cui era stato invitato il sindaco di Casalgrande Andrea Rossi ed i proprietari del complesso di Poggio 70, era fare chiarezza sulla presunta trattativa tra questi ultimi ed una associazione islamica di Sassuolo. L’associazione sassolese sarebbe infatti in cerca di un’area da affittare per farvi sorgere un luogo di culto che dal 15 novembre, con la chiusura della moschea di via Regina Pacis, mancherà completamente alla comunità islamica del distretto ceramico. Rossi si è presentato all’incontro con i cittadini, reduce da un acceso diverbio telefonico con il collega di Sassuolo, Luca Caselli, con l’intenzione di spegnere uno stato d’agitazione che, a parer suo, non aveva motivo d’esistere. "L’amministrazione comunale non può inserirsi in una trattativa privata, - ha puntualizzato il sindaco, - nonostante questo i cittadini devono sapere che la destinazione d’uso prevista dal piano regolatore del 2000 prevede che la zona Poggio 70 possa ospitare solo strutture sportive. Ora, è nostra intenzione prima di tutto procedere al recupero di quell’area dismessa, ingombrante e insicura. Se, col nuovo piano strutturale, si dovesse procedere alla modifica della destinazione d’uso di quell’area, questa diventerebbe residenziale. Pertanto nessun luogo di culto potrà sorgere a Poggio 70 né altrove: né il vecchio piano regolatore né il nuovo piano strutturale lo prevedono". Stop definitivo dunque alla moschea dall’altra parte del Secchia e ora riprenderà la telenovela nel distretto ceramico. - Linda Petracca

giovedì 19 novembre 2009

i lavoratori lar: una crisi annunciata

FORMIGINE. Ieri mattina l’ingresso della Lar era presidiato dai 54 lavoratori in sciopero. Dopo 39 mesi di cassa integrazione ora i dipendenti si trovano faccia a faccia con il licenziamento. L’angoscia è palpabile ma la situazione è in costante evoluzione. I sindacati attendono che il proprietario dia garanzia di non procedere unilateralmente con l’avvio della procedura di mobilità, in questo caso gli operai sospenderanno lo sciopero fino al prossimo tavolo di trattativa che si terrà la prossima settimana. I lavoratori e i sindacati sono da anni consapevoli delle evidenti difficoltà dell’azienda, non competitiva sul mercato e penalizzata dall’arretratezza dei suoi macchinari: “Da quando lavoro qui, 2002, - spiega Renè Gogo, - la Lar ha sempre proceduto al ridimensionamento. Noi abbiamo cominciato a stare male ben prima che cominciasse a sentirsi la crisi economica in tutta Italia. Penso che, se il proprietario avesse mai avuto intenzione di far sopravvivere l’azienda avrebbe messo in campo degli investimenti. Invece, complice l’età avanzata, ha favorito un processo di regressione che ci ha portato a questa situazione”. Anche Dario Finotello, impiegato alla Lar da 15 anni, accusa la proprietà di aver messo in campo strategie sbagliate nel corso degli anni: “Basti pensare che solo nel 2006 eravamo in 170, adesso siamo meno di 60 dipendenti. E non solo: macchinari e metodi di lavorazione non sono al passo con i tempi”. Interviene Emanuela Merli, 35 anni, due figli, separata: “Se perdo il lavoro ho davanti un futuro piuttosto buio. Vorrei che l’azienda cercasse alternative alla chiusura, ma la mia paura è che si intenda chiudere ora per poi riaprire domani, con l’azienda ridimensionata sotto altro nome”. Quasi nessuno fra i dipendenti mobilitati, al freddo, davanti alla Lar, crede nella prospettiva di mantenere il posto di lavoro. L’unica speranza riguarda gli ammortizzatori sociali: “Come gli operai della Sitcar. Loro hanno avuto quello che chiedevano: cassa integrazione straordinaria e incentivo all’esodo di mobilità. Meglio che niente e se serve salire sul tetto per garantirsi quei risultati noi siamo pronti a farlo”, dichiarano. “Quando trovare un altro posto è difficile come in questi tempi gli ammortizzatori sociali diventano una prospettiva più che rosea, - spiega Cristian Cottafava, 40 anni - Ci sono ragazzi molto più giovani di me che continuano a non trovare lavoro. La preoccupazione è tanta”. Adani Mafalda, 57 anni, da 22 lavora in azienda. Ora rischia il licenziamento e deve combattere per gli ammortizzatori sociali che l’accompagnerebbero alla pensione. Manuel Kwame vive a Formigine da 11 anni e da dieci lavora presso la Lar. Ha tre figli di cui due in età scolare ed uno disoccupato. Da mesi Manuel sta facendo domanda di lavoro anche altrove, senza risultati: “Non riesco a pagare l’affitto da quasi un anno, cioè da quando siamo in cassa integrazione”. Luisa Toschi, della Femca Cisl e Antonino Carlo della Filctem Cgil annunciano che un incontro con l’azienda è previsto per la prossima settimana. - Linda Petracca

domenica 15 novembre 2009

sitcar accordo. lar chiusura attività

di Linda Petracca

FORMIGINE . Intesa azienda-sindacati alla Sitcar di Casinalbo: cassa integrazione e niente licenziamenti, e gli operai dopo 3 giorni di proteste sono scesi dal tetto dello stabilimento. ma ora scoppia il caso Lar, sempre a Formigine: l’azienda, che ha 59 dipendenti, ha annunciato la chiusura. Da lunedì verrà attuato uno sciopero di 8 ore. A PAGINA 27

FORMIGINE. Si è conclusa positivamente in Prefettura - alle 20.15 di ieri sera - la trattativa sul caso Sitcar, l’azienda casinalbese che aveva messo in mobilità un intero reparto. Alle 21 i sindacalisti comunicavano ai loro assistiti il raggiungimento degli obiettivi richiesti: due anni di cassa integrazione straordinaria ed un anno di mobilità con incentivi all’esodo. Dalla Prefettura hanno espresso soddisfazione per un accordo con la proprietà e Confindustria che da tre giorni sembrava irraggiungibile e teneva i sei operai “incatenati” all’azienda. Dopo una notte di buio pesto e di gelo penetrante, con la fame che bucava lo stomaco, la mattinata di ieri si era mostrata più benevola per i sei: una calda manifestazione di solidarietà, formata da almeno 200 lavoratori, li incitava a resistere sul tetto dell’azienda. Alle 11.30 circa, il segretario di Fiom-Cgil Giordano Fiorani ha raggiunto i sei, grazie all’autoscala dei Vigili del Fuoco, per cercare un compromesso al vincolo imposto dal Prefetto Giuseppina di Rosa: scendere dal tetto per consentire un tavolo di trattativa risolutivo. Amhed, Ciro, Franco, Josafatte, Luigi e Mino decidevano così di dare un segnale di disponibilità, ma senza retrocedere dalla lotta. Questo l’accordo: per fare sì che l’incontro convocato dal Prefetto per le 15 potesse aver luogo, si sarebbero calati dal tetto. Nel caso in cui il tavolo non avesse determinato una soluzione condivisa, o le forze dell’ordine avessero mosso un passo verso di loro, sarebbero tornati alla casa-base della loro lotta pacifica: il tetto della Sitcar. Si ripartiva dalle richieste dei sindacati: cassa integrazione fino a due anni; messa in campo di percorsi formativi e di ricollocazione professionale; possibilità di scegliere la mobilità volontaria per chi la ritiene utile con incentivo all’esodo. I sei, emotivamente molto scossi, nervosi e provati, alla fine sono scesi, ma sono rimasti seduti ai piedi delle scale che portano al tetto. Non volevano rilassarsi nè toccare cibo, per timore di un’azione di forza della polizia. Intanto, alle 15, i sindacalisti della Fiom-Cgil ed il direttore del personale della Sitcar potevano dare inizio alle trattative in Prefettura. E così, dopo cinque ore di estenuanti discussioni, l’intesa era raggiunta. Intesa vissuta come una conquista per i ragazzi della Sitcar: dopo il resoconto serale dei sindacalisti sono tornati alle proprie famiglie, con qualche prospettiva in più.

sabato 14 novembre 2009

sos lavoro. sciopero della fame

FORMIGINE . E’ ancora alta la tensione alla Sitcar di Casinalbo dove sei operai sono saliti sul tetto e da ormai due giorni restano lì accampati per protesta contro gli annunciati licenziamenti. I sei operai, ieri, hanno anche iniziato lo sciopero della fame mentre il prefetto ribadiva che una trattativa sarebbe stata possibile solo se i sei avessero accettato di scendere a terra. Un segnale positivo è arrivato in serata dalla direzione aziendale che ha aperto su un’ipotesi di cassa integrazione per due anni. (Pag 29)

Un ulteriore tavolo di trattativa tra sindacati e Sitcar è saltato ieri in Prefettura. Questa volta sono stati i sei operai accampati sul tetto a non scendere a patti. E a non scendere neanche dal tetto: l’unica condizione richiesta dalla Prefettura era infatti che desistessero in questa protesta. I sei hanno dichiarato di non fidarsi dell’azienda ed hanno preferito portare avanti la loro protesta secondo i piani: lo sciopero della fame dura già da un giorno. Il sindacalista Antonio Petrillo dichiara: “Mai ho incontrato una situazione simile in tanti anni di lavoro. Speriamo di poter parlare faccia a faccia con i proprietari dell’azienda. Finora il nostro unico riferimento è stato il direttore del personale Ferrari, che è stato convocato a sua volta in Prefettura”.

situazione preoccupante alla sitcar

FORMIGINE. Il sindaco Franco Richeldi (una vita da sindacalista della Cisl) si è recato ieri alle 8 in via Copernico a Casinalbo. Davanti ai cancelli della Sitcar ha incontrato lavoratori e rappresentanze sindacali ed ha cercato di sensibilizzare la direzione per tutelare i lavoratori. “La giunta - ha detto Richeldi - è preoccupata per la situazione dopo la rottura del tavolo delle trattative che ha esasperato gli animi dei lavoratori. Dal momento che c’è la possibilità di risolvere la situazione in termini sindacali è inaccettabile che un’azienda decida di mettere un intero reparto in mobilità”. Con la sua mediazione il sindaco ha favorito la riapertura di un tavolo di discussione tra sindacati e impresa in Confindustria.

la sinistra accusa l'azienda

FORMIGINE. Numerosi partiti e gruppi politici hanno voluto esprimere solidarietà ai sei operai. Rifondazione Comunista parla di “politica degli sciacalli”. “Gli operai - si legge in una nota di Prc - sono consapevoli dello stato di ottima salute dell’azienda e delle logiche che intendono anche ripulirla dalla presenza del sindacato. Si ricorda infatti che tre degli operai che rischiano il licenziamento costituiscono la delegazione sindacale della Rsu al completo”. “La crisi non è un incidente di percorso senza responsabili - dichiarano Sinistra per Modena e Sinistra e Libertà - ed è nell’assenza di una prospettiva di uscita dalla recessione, con misure che non ricreino le condizioni precedenti, che i lavoratori della Sitcar sono costretti a ricorrere a forme di lotta tanto estreme quanto per loro pericolose”. Il presidente della Commissione della Cultura e del Lavoro della Regione Massimo Mezzetti si è recato a fare visita agli operai. “Rete 28 aprile”, aggregazione della sinistra Cgil, ha dichiarato di appoggiare “i 6 della Sitcar”. (l.p)