venerdì 24 giugno 2011
asini in città
ieri ho registrato 4 puntate ambientate a reggio, fra città e campagna... e un po' di bosco anche.
a lavorare eravamo in 6: io, il cameramen, massimo, giada, gisella e ginevra. gli ultimi tre nomi, quelli che iniziano per Gi, appartengono a tre placide asine, che hanno camminato con noi per tutto il giorno, attraversando le vie grandi e piccole, il mercato e il sagrato della chiesa.
camminare in città con questi grandi animali mi ha fatto, più di ogni altro momento, sentire accolta dal genere umano.
le persone sembravano tutte più amichevoli e ben disposte. gentili e protettive, anche! affettuose. ci lanciavano sorrisi benevoli e si avvicinavano a noi per sapere da dove venivamo.
perchè non è così sempre?
per conoscere giada gisella e ginevra sintonizzati su trc, mercoledì 29 giugno o vai su: www.appenninonews.it
martedì 3 maggio 2011
maternità
DAI, VEDIAMOCI SUL SITO
di Carlo Gregori
Pensare a internet come allo strumento globale per eccellenza – da un posto dimenticato spingi un tasto e lanci i tuoi messaggi all’umanità – è solo un’abitudine mentale. L’ho capito da un sito nato a Formigine che fa proprio l’opposto. E sulle tracce di questa esperienza riuscita, a Modena sta per nascere un magazine on-line.
“Formìzine Tv” (http://www.formizine.it ) si rivolge a gruppi di persone dello stesso paese senza scadere nel sito condominiale o in effetti paesani. Come mi spiega uno dei sei creatori, Linda Petracca (giornalista non più in erba, laureanda in antropologia, ballerina, ginnasta e tanto altro a soli 23 anni), “è un video blog che serve a chi vuole conoscere persone vicine. Perché, se da un lato trascuriamo chi ci sta vicino, dall’altro, che ci piaccia o no, la mente umana non è abbastanza capiente per abbracciare il mondo”.
In un’epoca in cui comunichiamo con Facebook e i cellulari ma evitiamo accuratamente di suonare un campanello di casa nella scala accanto, capita di trovarsi ogni volta a passeggiare in centro e considerare malinconicamente quanto poco ci si frequenta”. Racconta Linda: “Io e Laura Spaggiari eravamo stanche di sentirci chiedere: Cosa fai questa sera?; e di rispondere: Boh, tanto non c’è niente. Abitiamo a Formigine; ci sono tanti gruppi di giovani che vivono isolati e che hanno in realtà interessi e attività che magari non conosciamo. Insomma, io e Laura abbiamo capito che viviamo in una comunità senza una rete”.
Vivere in una comunità senza rete… Sapere che ci sei e sei anche vicino a me, siamo simili ma non ci parliamo…
Succede a Formigine, una cittadina di 33mila abitanti piena di associazioni giovanili e sportive, circoli, club. Possibile? Laura e Linda trovano la spinta verso una soluzione da Mario Agati, loro insegnante di multimedia al liceo Sigonio, poi amico e infine assessore alle politiche giovanili a Formigine. Agati aveva introdotto le ragazze al mondo dei giornali on-line e ai primi blog: “Al Sigonio facevamo un giornalino internet che ci ha insegnato i primi passi”, ricorda divertita.
Nel settembre 2009, il salto. Le due ragazze con Agati iniziano a girare i primi video. Creano una pagina su Facebook. Linkano, taggano e postano i loro video. Riprendono racconti e storie di giovani del paese, occupazioni scolastiche, vicende di lavoro e disoccupazione.
In poche settimane raggiungono qualche centinaio di amici. Lo staff si allarga: ora li aiutano il videomaker Riccardo Cavani; il montaggista Francesco Boni e la fotografa Alessia Pedroni. Si aggiunge a pieno titolo Emilio Corradini, 26anni, neolaureato in scienze della comunicazione. E’ l’ora del salto.
“A quel punto – racconta Linda – il sito era diventato un esigenza. Ci serviva innanzitutto per creare un database, un archivio storico di quello che pubblicavamo su Facebook e che rischiava di andare perso. Così abbiamo creato un sito per la comunità intera partendo da Formigine”.
Il sito debutta con le prime pubblicazioni nell’autunno 2010. Ha un’unica spesa: 25 euro per la registrazione del dominio. “Non abbiamo dovuto investire altri soldi e questo è fantastico”, dice Linda, che è pur sempre un’appartenente (suo malgrado) alla sfortunata generazione dei giovani di oggi stritolati tra crisi, precariato e sfruttamento. Eppure (e loro trovo sorprendente) vedono le cose all’opposto rovesciando la più brutale realtà di sopraffazione in una base per partire: “Se noi e le attrezzature non costiamo niente per un datore di lavoro, allora per noi stessi tutto ciò diventa una risorsa. Senza un soldo in tasca, possiamo partire da zero, senza capitali e pubblicità, e fare tutto e al meglio”. Addio autocommiserazione: questi sì che sono ragionamenti elettrizzanti.
“Formìzine” inizia così a nutrirsi di video, servizi scritti e fotografici creati da questa redazione a sei ma anche inviati da tanti amici e formiginesi. Il sito video blog riscuote successo e molti vorrebbero copiarlo. L’espansione procede verso Modena e arriva a toccare l’estero. “E’ successo col concorso fotografico ‘Mostra dal basso’. Ha avuto un tale successo che ci mandavano foto dall’Irlanda e dalla Gran Bretagna”. Lo scopo primo resta però creare una rete formiginese. Il Comune ha intravvisto il potenziale e con lo staff di “Formìzine” si è impegnato a cercare fondi della Ue.
Ciò che colpisce nel racconto di Linda è la versatilità nel far leva sul “costo zero”. Questa capacità di padroneggiare attrezzature e mezzi digitali difficili da utilizzare senza spesa. “Non vogliamo metterci soldi. Abbiamo già strumenti e conoscenze per fare informazione in modo diverso”.
E poi colpisce questa comunità che si lega al sito per avere notizie, parlarsi, incontrarsi. “Non siamo chiusi nel sito. ‘Fomìzine’ usa Facebook, Twitter, Youtube, Videome: tutti i mezzi del web possibili per espandersi oltre alla cerchia ristretta della comunità e arrivare ad altri”, spiega Linda convinta.
“Tanti si stanno interessando a questo nostro sito – spiega – e ci chiedono come si fa”.
Non solo: traendo spunto da questa esperienza nuova, a Modena sta per venire alla luce un magazine on-line molto simile. Sarà fatto da una redazione fluida di giornalisti di buon livello ventenni e trentenni, tutti precari. E’ la nuova leva modenese bloccata dalla mancanza di contratti e assunzioni ma che pratica il mestiere da anni (Linda compresa). Sono fuori anche dall’orbita dell’idea editoriale della free press americana: prevedono poca narrazione, poche foto, tanti video.
Siamo a un punto di svolta per il giornalismo, non solo locale. Sta nascendo qualcosa di nuovo a Modena. Vedremo i risultati. Ciò che mi colpisce, dopo 22 anni di professione, è vedere quanta strada è stata bruciata ad alta velocità dai siti locali. Penso alle prime esperienze di “Stradanove” con Stefano Aurighi più di 12 anni fa o il “Nuovo Giornale” che Gianni Galeotti manda avanti da più di dieci anni con la tenacia di un antico cronista che fa tutto da solo (o quasi). Ricordo “Il Sassolino”, un’esperienza notevole condotta da una fucina di creativi, scrittori e giornalisti rimasti bloccati dalla mancanza di finanziamenti. Bisogna prendere atto che sta avanzando una nuova generazione di professionisti multimediali intesa in senso totale: per loro, ogni mezzo comporta una tecnica diversa anche se il linguaggio (e, per i migliori di loro, lo stile) resta uguale. In questi anni cupi è sicuramente un fenomeno entusiasmante. Eppure – solo per una mia congenita propensione alla diffidenza – mi resta qualche dubbio di fondo a favore della carta stampata. Ne riparleremo più avanti.
venerdì 15 aprile 2011
CACCIA AL TESORO. cap 2
Se il tesoro è la cultura solo i cittadini possono sapere dov'è nascosto!
di Linda Petracca
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(Cecilia, del bar "Dal 5 al 6" mi ha consigliato di parlare con Colby, di Libera, per indagare assieme a lui un'altra tappa della mia "caccia alla Cultura")
Ore 22.30, via del Tirassegno, periferia modenese. A “Officina Libera” c’è un concerto. Bancarelle di frutta e verdura e di gioielli fatti in casa.
Chiedo di Colby, eccolo. Troviamo un angolo tranquillo.
Mi ha mandato qui una persona che ti considera “la sua cultura”. Che ne pensi?
“Sembra una responsabilità importante! Partiamo da questo luogo. Qui si fa molta cultura, secondo la mia concezione. La cultura è la necessità di dare un senso a ciò che facciamo. Credo ci siano due macro tipi di cultura, quella istituzionale, legata a doppio filo con la dimensione economica, e quella con
Quali sono i luoghi della cultura?
Penso che l’unico posto in cui sia stata realizzata pienamente la mia idea di cultura è la casa di Libera, a Marzaglia, sgomberata nel 2008. La gratuità e il dono erano i mezzi per far funzionare quel laboratorio sociale che ha dimostrato di poter superare la logica di mercato, che purtroppo oggi gestisce anche la cultura. Vorrei che tu parlassi con Alessandro, della Paolino Paperino Band, lui ha toccato la fama ma non ha ceduto”. Sono le 24.00. Forse in futuro parlerò anche con Alessandro, ma prima voglio visitare la gioielleria segnalata da Manuela.
lunedì 11 aprile 2011
CACCIA AL TESORO
Se il tesoro è la cultura, solo i cittadini possono sapere dov’è nascosto!
di Linda Petracca
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Cronaca del mio primo vero viaggio da inviata. A caccia di cultura, a Modena. Inviata dai miei intervistati. Ho iniziato il viaggio con una conoscente, Manuela Cuoghi, studentessa di medicina, che mi ha dato appuntamento alle 11.30 in un caffè in largo Sant’Eufemia. Abbiamo ordinato un caffè macchiato.
Manuela, cosa ti viene in mente se ti dico "cultura"?
“Penso al teatro. Grazie al mio fidanzato ho scoperto un mondo sorprendente, che prima consideravo elitario. La settimana scorsa sono addirittura andata a vedere l’Opera e mi sono emozionata tantissimo! Credo che molti modenesi abbiano una percezione distorta del teatro. È uno spazio accessibile a tutti, di attualità, sentimenti, risate, riflessioni. Altri luoghi di cultura sono le mostre d’arte, che ho sempre amato visitare. Sono un po’ delusa dall’offerta del Foro Boario degli ultimi anni, si vede che mancano fondi. Ma le occasioni per vedere, imparare e crescere culturalmente a Modena non mancano. Però esistono due realtà che si contendono le attenzioni dei giovani – i locali pubblici e l’offerta culturale – e che non comunicano tra loro, anzi si escludono a v
icenda. Spesso quindi le persone che partecipano a una delle due realtà non conoscono l’altra”. Ore 12.30: Manuela deve congedarsi in fretta per delle commissioni.
Dove posso andare per continuare questo discorso, secondo te?
“C’è una gioielleria in via Canalchiaro che ha organizzato un’esposizione per il Festival della Filosofia, ti accompagno”. Purtroppo è già chiusa, tornerò. Lungo la via fermo un ragazzo. Mi consiglia di cercare la cultura dove le persone si incontrano per caso: “In piazza XX Settembre c’è una caffetteria che vuole creare occasioni di book-crossing”. Perfetto, ho anche fame!
Lì conosco la titolare, Cecilia Verganti. Le spiego perché sono lì. Esclama: “Stai facendo una caccia al tesoro! Lieta di partecipare. Ti presento Antonio, canadese, ci sta aiutando a registrare i nostri libri per il book-crossing. In primavera creeremo una postazione esterna in modo che gli studenti possano scambiarsi i libri.
Un locale che incentiva la cultura. Ce n’è bisogno a Modena?
“Non so. Non ho fatto un’analisi di mercato. Questo posto riassume la mia cultura e le mie passioni. Sono partita con un’amica, con un finanziamento di Banca Etica. Il pavimento è offerto da una ditta che produce superfici sperimentali. L’arredamento è costituito da vecchi mobili ristrutturati da me. Ho fatto anche il soffitto, ti piace? Vedi dove sono appoggiate le riviste? Era un appendiabiti della stazione delle corriere. Somministriamo quasi solo prodotti biologici, rifornendoci dal circuito equo solidale e manteniamo i prezzi bassi perché non facciamo pagare il coperto. Offriamo alcuni servizi: wi-fi, consultazione riviste, giochi di società. Organizziamo concorsi e collaboriamo con associazioni. Ogni lunedì trasmettiamo in diretta il consiglio comunale”.
Per un attimo temo di essere andata fuori tema. Decido di pranzare lì per riflettere. Ordino una zuppa di cereali con crostini e acqua naturale (alla spina!). Poi i dubbi svaniscono. Sono contenta di essermi fidata di chi mi ha inviata qui. Anche questo è un luogo della cultura. Cultura del riuso. Del biologico. Dell’accoglienza. Della cittadinanza consapevole”. Un micro mondo coerente, che coinvolge il cliente suggerendogli una mentalità diversa.
ChiedoProssima tappa: via del Tirassegno, Modena, dove troverò Colby...
mercoledì 5 gennaio 2011
zoven zoven zoven
E’ tutto dedicato ai giovani, alle loro problematiche, alle loro difficoltà e alle loro speranze l’ultimo numero di “Note Modenesi” il periodico del centro culturale Francesco Luigi Ferrari che è in distribuzione proprio in questi giorni di inizio d’anno. Un tema in sintonia con quello affrontato dal presidente della Repubblica Napolitano nel suo discorso di fine anno centrato, appunto, sulle difficoltà che i giovani di oggi si trovano ad affrontare, secondo modalità nuove rispetto a quanto accaduto a chi li ha preceduti dal dopoguerra ad oggi. Così anche lo studio del Ferrari parla di “condannati a sperare”. “I giovani di oggi - scrivono gli autori dello studio - quelli di Facebook, quelli che fuggono da Modena e dall’Italia in cerca di un’occupazione o di un dottorato all’estero, quelli che vivono da precari in una società precaria, che faticano a trovare maestri a cui ispirarsi per il proprio futuro, sono condannati a sperare. A sperare che si spezzi la catena, quella creata da individui sempre più auto-referenti, poco inclini alla socialità e al bene comune”. Un viaggio dunque tra la sfiducia, le incognite e le paure dei giovani modenesi, che è scaricabile anche si internet, dal sito del centro www.centroferrari.it e che raccoglie diverse testimonianze di studenti e lavoratori; di chi è venuto a Modena dal Camerun per studiare come ingegnere delle telecomunicazioni, di chi sogna di diventare un guidice tra una sfilata di moda e un premio come Miss. Su Note Modenesi si possono anche leggere le opinioni di studiosi come Massimiliano Panarari, docente universitario e autore del volume “L’egemonia sottoculturale”, o Carmen Lecciardi, docente alla facolta di Socilogia dell’Università di Milano-Bicocca, don Gianni Gherardi, parroco di San Biagio a Modena, una vita spesa accanto ai giovani passando dall’Azione Cattolica al collegio San Carlo, dal Centro sportivo all’istituto Fermi. E ancora Andrea Caccia, regista di “Vedozero”, il film documentario realizzato coinvolgendo settanta adolescenti che hanno ripreso per sei mesi la loro vita con altrettanti cellulari.
“Cambiare si può - dice Gianpietro Cavazza, presidente del Centro - per spezzare la catena dell’indifferenza e dell’autoreferenzialità è opportuno puntare alla ricerca del bello, di qualcosa o qualcuno che rimandi a un principio superiore. da qui l’importanza di testimoni e maestri in grado di accompagnare i giovani verso il futuro”.
martedì 4 gennaio 2011
giovani giovani giovani
Il discorso del 1 gennaio 2011 del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto consensi a palate grazie all'uso della leva retorica che accomuna oramai tutte le forze politiche in campo: i giovani e la loro condanna a scegliere tra espatriare alla ricerca del futuro o sperare che il futuro venga loro incontro grazie a chissà quale miracoloso cambiamento del sistema politico-economico italiano.
è evidente che l'attenzione ai giovani va di moda...
sarà perchè c'è aria di campagne elettorali...
tutte le forze politiche gridano: "largo ai giovani!" che è poi la traduzione di ciò che pensano intimamente: "voti e menti manipolabili da formare!"
sarà perchè i giovani di tutta europa sono disperatamente incazzati...
anche se spesso la stampa americana è proprio all'italia che dedica commenti increduli. un recente articolo del New York Times la chiama "anomalia italiana": un paese che oltre a invecchiare velocemente condanna le sue nuove generazioni a scappare all'estero per lavorare. (NYT: http://www.nytimes.com/2011/01/02/world/europe/02youth.html?_r=2&ref=europe )
vero.
il problema, in italia, è che dal silenzio totale di un paio di mesi fa, si è passati a parlare ininterrottamente (e per giustificare qualsiasi tipo di impianto ideologico nella grande testa della massa umana italica) di questi poveri giovani senza futuro, senza stipendio, senza famiglia, senza casa, senza speranze.
sembra un tormentone. ho paura che, come tutti i tormentoni, anche questo sia destinato ad essere rigettato per indigestione... senza che nel frattempo si sia intrapresa un'azione (addirittura azione? mi accontenterei di un'idea...) per andare nella direzione della soluzione del problema.
venerdì 10 dicembre 2010
LA SPERANZA PAGA
Era una tua ambizione professionale fare l’assessore?
"Non avrei mai immaginato di ricoprire un ruolo simile, per almeno due motivi: prima di tutto non pensavo di averne le capacità e in secondo luogo sentivo quanto il sistema politico fosse distante dai cittadini e quindi anche da me e dalla mia sensibilità. Quando la Sindaco, Maria Laura Reggiani, me lo chiese la prima volta rifiutai! Ma continuai a pensare a ciò che avrebbe potuto fare una persona lontana dalle dinamiche politiche e motivata esclusivamente dalla voglia di fare qualcosa per il suo paese, soprattutto in ambito energetico e ambientale. Mi convinsi che potevo fare la differenza. Ecco perché, infine, ho accettato l’incarico: la speranza che qualcosa possa cambiare in meglio è ciò che mi motiva ancora adesso, nonostante le numerose difficoltà e i sacrifici continui. Tra le mie deleghe, quella cui sono più affezionata, è “Ambiente e Territorio”, cioè quella che prevede il lavoro più silenzioso e, in apparenza, più marginale, ma che può davvero cambiare la vita delle persone.
Tra i tuoi coetanei c’è lo stesso interesse a impegnarsi per il bene pubblico e assumersi responsabilità che ricadono su un intero paese?
Il confronto è stato molto difficile: per la maggior parte delle persone, e in particolar modo per i ragazzi della mia età, è complesso concepire un impegno pubblico di questo tipo; senza tralasciare che alcune parole come “amministratore”, “giunta”, “assessorato” hanno acquisito una connotazione negativa ed evocano una sensazione di conflitto nei cittadini. In realtà credo che chiunque si ritrovasse, come me, immerso in questo lavoro per la propria città e i propri cittadini, troverebbe l’amore e la passione per portarlo avanti e smentirebbe qualsiasi suo preconcetto. Io ci metto tutta me stessa per comunicare alle persone il mio atteggiamento di amore e di speranza nel futuro. Ma non è facile, perché questa drammatica incomunicabilità che allontana la politica dal mondo reale è comunque il sintomo di un sistema incancrenito e di un modo di amministrare il territorio basato soprattutto su questioni di calcolo.
Qual è l’aspetto più appagante del tuo lavoro, quello che ti fa sperare meglio per il futuro?
La cosa più bella che può succedere in questo mio lavoro è che a fronte di approcci spigolosi, quando il mio interlocutore percepisce l’animo con cui affronto le cose, perde ogni rigidità e la sua comprensione diventa la mia energia per andare avanti. Ho fiducia, nel mio piccolo, che la mia speranza accenda speranza anche negli altri, che contribuisca all’istaurarsi di un movimento virtuoso.
Per il tuo futuro personale, che speranze nutri?
È una domanda complessa cui rispondere, perché portare avanti questo lavoro, con questo tipo di profondità, che contraddistingue tutti noi assessori e la nostra sindaco, lascia poco tempo per valorizzare il mio titolo di studi. Nonostante ciò, da un po’ di tempo ho ripreso a lavorare come ingegnere e vedo che anche in queste vesti mantengo l’approccio che ho acquisito occupandomi della cosa pubblica. Ho capito che questa esperienza mi ha cambiato la vita e mi accompagnerà sempre nel mio percorso, che esso mi veda come amministratore pubblico o come tecnico. Posso dire che questo atteggiamento farà sicuramente parte del mio futuro personale, perché sto dimostrando a me stessa che la speranza paga… solo così si possono cambiare le cose!
sabato 20 novembre 2010
otto e mafalda: ciack!
otto: "anche tu qui per l'esame di informatica?"
sconosciuta: "eh, sì. è il mio ultimo esame. sono stata poco astuta a tenermi un esame così lungo alla fine! a dire il vero è la sesta volta che provo! spero di farcela."
otto pensa: (lungo? sesto tentativo? ossantodio, ma guarda quante fotocopie che sta ripassando... e chi sapeva che ci fosse tutto quel materiale da studiare?)
sconosciuta: "tu hai fatto le esercitazioni consigliate dalla prof, sul sito?"
otto: "eh no, ho preparato l'esame stanotte (ma se certi retroscena li tenessi per me?). ma dimmi, sconosciuta, dove si fa l'esame? a che ora? quanto dura? chi è la prof? (tanto ormai ha capito che sono qui solo per tentare la sorte).
sconosciuta: "l'esame dura quasi un'ora! là dentro, vedi? io mi sono iscritta all'appello delle dieci, tu?"
otto: "...mmmhhhh (io devo prendere il treno alle 12.00 perchè devo passare da casa, prendere la mia tartaruga d'acqua gigante, il monopattino di barbie di mia sorella... e correre a lavorare per formizine) sì, anche io faccio l'esame alle dieci!!"
RUN OTTO RUN, TIME
alle 11.54 otto è sul treno che la porterà a modena. alle 12.30 è sull'auto che la porterà a formigine. alle 13 è a casa, dove preleva la tartaruga e il monopattino. alle 13.30 arriva laura mafalda a casa sua, con il suo ombrellino cinese e le marmotte scuoiate ai piedi: sono pronte!
alle 14.00 otto e mafalda incontrano francesco sulla pista ciclabile:
CIACK SI GIRA!
MOVIE TIME
....
telecamera bassa (punto di vista della tartaruga)
Mafalda passa sul monopattino, superando l'occhio della camera;
torna indietro e si china: "ehi ciao! Anche tu qui? Stiamo andando nella stessa direzione? Otto, vieni a vedere chi c’è! Stava andando anche lei nella nostra direzione! Dice che a cà bella c’è una festa!
Otto arriva di corsa con l'ombrellino cinese, per ripararsi dal sole, si china: ohi, ciao bella! Io non sapevo che ci fosse anche una festa, noi stavamo andando a una mostra, LA MOSTRA DAL BASSO!
Mafalda e Otto in coro: che bello! ma allora ci vediamo là!
Otto: sta venendo tardi e fra un po’ farà buio, noi andiamo! ti aspettiamo!
Otto e Mafalda partono sul monopattino e cantano: "la taaaartaaaarugaaaaa, un giorno fuuuuuuu"
Visione “notturna”: la tartaruga ancora cammina verso ca bella…
.....
DISCOVERING THE SENSE OF LIFE TIME
Mafalda, Otto, e Francesco hanno girato, in mezz'ora, il video promozionale del concorso di fotografia ideato da formizine e non riescono a smettere di ridere. la tartaruga d'acqua, che ha recitato la parte della tartaruga di terra, è entusiasta! mentre formizine ha capito di avere una mascotte, lei, che non era mai uscita dall'acquario, ha capito cosa vuol fare da grande, l'attrice, naturalmente.
domenica si monta il video. e lunedì si lancia sul sito: www.formizine.it
ah: otto ha passato l'esame con il minimo dei punti e il massimo della soddisfazione possibile.
http://www.formizine.it/mostra-dal-basso/
lunedì 15 novembre 2010
www.formizine.it
sul tavolo ci sono biscotti di pasta frolla, chinotto, salatini, birre, patatine (ah, no, quelle sono finite), mandorle salate, frutta. le briciole di una riunione fra cinque ragazzi che non si conoscevano fino a un paio di settimane fa. stiamo costruendo qualcosa insieme e siamo emozionati. e talmente pieni di idee che non riusciamo ad aprire un pensiero senza cominciarne altri, infiniti. ci mangiamo le parole perchè c'è troppo da dire e non abbiamo ancora trovato il modo per dirle tutte insieme... "bisogna fare ordine, ragazzi, di cosa stavamo parlando?" ah, sì, è vero, andiamo con ordine sennò finiamo per non concludere nulla...!
la frenesia che mi impedisce di ascoltare saviano è quell'energia saltellante che riempiva questa riunione prima che ve ne andaste, ragazzi. erano le 21.45 e parlavamo dalle 16.30. vi guardavo e pensavo a quante cose belle e importanti potete fare insieme. c'è la paura che qualcuno si stanchi prima degli altri e, insieme, il timore che ci facciamo prendere troppo dalle nostre stesse potenzialità, rischiando di bruciarle in un fuoco artificiale di cui rimarrebbe solo la puzza di fumo. ma l'immagine dell'alle, che non riesce a stare ferma neanche lei, con quella frenesia e gli occhioni spalancati "ma stiamo facendo una cosa bellissima! coinvolgetemi! fatemi fare qualcosa di utile, non vedevo l'ora di far parte di un progetto così! e se ne parlo con la mia professoressa? e se faccio il tirocinio con voi?"
scrivo perchè vorrei dire, adesso, mentre lo sento, che sta nascendo qualcosa di importante. ma le briciole di patatine dicono che è già nato.
www.formizine.it
lunedì 1 novembre 2010
3 donne per capire
Tra le nuove, potenti strade che la ribellione femminile sta percorrendo c’è la rete. I blog di alcune donne italiane molto preparate sono il punto di partenza e di condivisione per progetti che si concretizzano in risultati eccellenti.
Il documentario “Il corpo delle donne”, di Lorella Zanardo, è uno di questi. In parte mandato in onda a L’infedele di Gad Lerner, si fa strada su internet, portando avanti una vera battaglia contro la riproduzione continua di un modello di femminilità falso e nocivo.
Il libro “Ancora dalla parte delle bambine”, di Loredana Lipperini, ha molto successo ed è studiato dai giovani di scienze della comunicazione. È però dal blog “Lipperatura” che vengono coinvolti i suoi numerosi lettori in denuncie contro le campagne pubblicitarie colpevoli di insegnare alle bambine italiane un modo di essere donne che le priva della loro libertà.
E ancora: le lezioni di semiotica dei consumi di Giovanna Cosenza, a Bologna, mirano a responsabilizzare i futuri scienziati della comunicazione: ragazzi e ragazze a loro volta indottrinati, inconsapevolmente, dai messaggi pubblicitari. Attraverso il blog “Disambiguando” Giovanna mette in guardia da come la messa in scena dei ruoli sessuali da parte di tutti i media, danneggi molto spesso e irrimediabilmente l’immagine della donna, ma a volte anche quella degli uomini.
Servono tre donne come queste per rispondere alle domande che Magda si fa da quando ha acceso la televisione in Italia.
“La risposta è complessa. Non c’è, ad esempio, una sola causa a spiegare perché le ragazze italiane siano attratte dal mestiere della velina - risponde Loredana Lipperini, - Primo. L’estrema difficoltà della condizione lavorativa delle donne in Italia. L’occupazione femminile è ancora intorno al 45% contro il 60% degli standard europei. Gli stipendi delle donne, a parità di condizioni, sono inferiori a quelli degli uomini. L’uso del velinismo, da parte di ragazze spesso laureatissime, è una scorciatoia. Secondo. I modelli. Fin dall’infanzia le ragazze sono abituate a dover puntare sul corpo. Bambole-veline, cosmetici invece dei giocattoli, giornalini che insistono sull’importanza dell’aspetto fisico. Terzo. Il corpo, appunto. Qui il discorso si fa enorme: la presunta libertà nella gestione del proprio corpo rende le donne schiave del corpo stesso. Che sia magro, perfetto, identico a quello dei modelli televisivi. E che sia utile, soprattutto. In questi termini, non è una libertà, ma una prigione”. Siamo, insomma, schiave di una lente che deforma le nostre riflessioni su noi stesse, il nostro ruolo, il nostro aspetto. La cosiddetta liberazione sessuale della donna è, oggi, un immenso meccanismo di marketing: siamo libere soltanto di comprare prodotti e vendere il nostro corpo. Come uscirne?
domenica 24 ottobre 2010
lo sguardo straniero, che ci rende diversi. DONNE
Magdalena è una giovane donna polacca laureata in italianistica. Conosce bene il nostro Paese e la nostra cultura. Si è trasferita a Modena l'estate scorsa quando le televisioni italiane non facevano che parlare del "generoso" Silvio, ribattezzato Papi, e delle sue escort, veline e parlamentari (come se fossero un po’ la stessa cosa). Non solo: la nostra televisione è, a qualsiasi ora del giorno, “abbellita” da corpi di femmine sorridenti, mute, svestite.
Magda è disorientata.
Le donne che animano le televisioni italiane fanno un po’ ridere, un po’ disperare. Sono irreali. Tutte giovani o rese giovani. Sono tutte oche, o trattate come tali. Magda consulta le sue amiche polacche, tedesche e inglesi, dalle quali ha una conferma: tra le televisioni europee l’unica a distinguersi per la presenza ossessiva di donne seminude in tv, a prescindere dal tipo di programma o di messaggio pubblicitario, è quella italiana. Il fenomeno del “velinismo” non esiste al di fuori dei nostri confini. Allora Magda si chiede se le donne italiane che guardano la televisione non si sentano un po’ come lei: offese.
Possibile che nessuno si ribelli? Perché le adolescenti italiane aspirano a diventare veline?
venerdì 22 ottobre 2010
essere giovani nel 2010
un appunto: in linea di massima preferisco condurre interviste faccia a faccia, invece questa volta, per motivi di tempo, mi sono vista costretta a mandare una pioggia di mail con domande a cui rispondere.
so per esperienza che rispondere a domande che riguardano la propria sfera personale e lavorativa è un po' come scrivere un curriculum vitae: noioso e frustrante.
invece, con mio grande stupore e soddisfazione, su quattro interviste spedite, quattro sono tornate e in due di queste c'è un appunto a piè di pagina, che dice sostanzialmente questo:
- rispondere a domande sul mio percorso e sul futuro mi è servito. grazie di avremi fatto questa intervista.
credo che questa frase sia più significativa della somma di tutte le interviste. parla di incertezza per il futuro e di una certa ansia.
mercoledì 20 ottobre 2010
è nato 4Mì ZINE
giovedì 7 ottobre 2010
Somantica Project
Somantica Project A.s.d. si esibisce nella corte della Villa Gandini di Formigine, grazie al sostegno di Micci@ caffè. Laura Forghieri, studentessa dell'accademia delle belle arti di Milano confeziona un video per immortalare lo spettacolo. eccolo qui. è buffo vedere quanto sia difficile, per chi è abituato a esprimersi con il corpo, descrivere quello che ha fatto, a parole!
Somantica Project A.s.d. compie in questi giorni 5 mesi di vita...
sembra già grande, invece è un cucciolo di associazione!
giovedì 23 settembre 2010
COLOREOGRAFIE: DANZA, PITTURA E FOTOGRAFIA NEL PARCO DI VILLA GANDINI

Dopo il debutto al circolo arci “Ortosonico” di Pavia e il successo riscontrato alla notte bianca di Fidenza, Somantica Project “gioca in casa” domenica 3 ottobre con lo stesso spettacolo: Coloreografie: pittura ritmica. Si tratta di coreografie di danza, ginnastica ritmica e… pittura. Il colore sarà attinto a piene mani dalle ballerine durante lo spettacolo di danza. Ogni volta che questa coreografia viene eseguita produce risultati diversi e alla fine dello spettacolo non è ben chiaro il confine fra il pittore e il dipinto, la ballerina e l’opera d’arte. In occasione di questa data formiginese la compagnia di danza e le due pittrici che la compongono, Laura Martinelli e Linda Petracca, hanno l’onore di diventare parte della mostra fotografica di Dante Farricella, che esporrà nei locali del Miccia Cafè per due settimane.
martedì 14 settembre 2010
SOLARIS, BLITZ IN ROMANIA

venerdì 10 settembre 2010
sabato 26 giugno 2010
rituali della cittadinanza
domenica 30 maggio 2010
Controlli a tappeto sulle strade: in sei trovati alla guida ubriachi
ma a me le divise danno da fare...
trovo che l'animo umano sia molto sensibile, soprattutto a quello che coglie col senso della vista.
la divisa, così come l'arma comunicano aggressività. non c'è niente da fare... non è questione di essere abituati o no. non ditemi che è perchè viviamo nell'"epoca del terrore post 11 settembre". è che siamo animali. la vista di una forchetta suggerisce fame. la vista di un perizoma ci dice sesso. la vista di una divisa grida pericolo. ecco tutto.
uno squadrone di trenta uomini che si spostano fra i parchi di un paese residenziale, con dieci veicoli, e che passeggiano in divisa con torce e ricetrasmittenti.... comunica protezione o pericolo?
io non ho dubbi.
non ho dubbi neanche sui buoni propositi da cui scaturisce l'idea di pattugliare di notte, per il bene del paese.
e poi non ho dubbi che lo stesso proposito si possa perseguire in abiti civili.
detto questo:
FORMIGINE. Centoventi veicoli controllati, 6 patenti ritirate per guida in stato di ebbrezza, 12 multe. In più controllo a tappeto dei parchi. E’ il bilancio dell’operazione della polizia municipale. Una volta al mese, da 3 anni, almeno 30 unità coordinate dai vigili del fuoco di Formigine e composte da volontari della Croce Rossa civile e militare, guardie ecologiche, corpo comunale di volontari della sicurezza, dedicano un’intera nottata a un’operazione che non prevede armi o multe, ma tutto l’amore e la pazienza che un cittadino può dedicare al paese in cui vive. Il comandante del corpo intercomunale di polizia, Mario Rossi, lo chiama “Servizio di sicurezza locale, svolto con pattugliamenti integrati”. Venerdì sera quasi 40 persone tra vigili del fuoco, volontari della croce rossa civile e militare, guardie ecologiche, e corpo comunale di volontari della sicurezza, si sono raccolte presso il comando della polizia per coordinare il proprio lavoro di pattugliamento. Alle 23 le unità si disponevano sul territorio dividendosi in due arterie: la polizia stradale, guidata dal vice-comandante dei vigili del fuoco, ispettore Tomei, si posizionava dapprima su via Radici e poi su via Giardini per intercettare eventuali guidatori imprudenti e pericolosi; una squadra composta da volontari ecologici e capitanata dal comandante dei vigili, Rossi, si portava nelle zone urbane, nei parchi e nelle campagne formiginesi potenzialmente interessate da traffici illeciti. "Formigine è una cittadina piuttosto estesa e problematica da controllare a causa dalle distribuzione territoriale: occorre quasi mezz’ora per attraversarla tutta - spiega il comandante - E’ solo grazie al prezioso apporto del volontariato partner, che possiamo svolgere questo servizio capillare nelle zone urbane e nei parchi, che sono più di 60. Non facciamo ronde ma un servizio di sicurezza locale, caratterizzata da operazioni di sensibilizzazione ed educazione alla civiltà". La prima tappa interessata dal passaggio di questa pattuglia, è stata il parco Erri Billò di Casinalbo, che - spiegano le guardie ecologiche -, negli ultimi mesi ha dato ottimi risultati: non pervengono più segnalazioni di schiamazzi, le giostre dei bambini sono incolumi e il verde è integro. Seconda tappa: il parco Baden Powell, a Formigine, sempre soggetto a controlli per tutelare le mamme e i bambini, suoi principali fruitori. Qui le guardie sono state raggiunte dal sindaco Franco Richeldi che si è unito alle operazioni di pattugliamento, proseguite nel Parco di Villa Benvenuti. Partendo dal parcheggio di via Pincelli, per rastrellare la parte più nascosta e sensibile del parco, il gruppo di volontari ha raggiunto il bar, frequentato da ragazzi, per lo più formiginesi. Qui si è concentrata l’operazione di prevenzione all’abuso di alcool. L’ultimo parco soggetto a controlli è stato il Campo Bora, vicino al Palazzetto dello Sport di Formigine. Verso le 2 di notte le due pattuglie di turno si sono incrociate sulla via Giardini per aggiornarsi. Le guardie ecologiche da qui sono subito ripartite per il controllo delle campagne magretesi, potenziali luoghi di scambio di sostanze illecite. L’operazione si è conclusa verso le cinque del mattino. Ciò che colpisce è la dedizione con cui le forze di volontariato si prestano a fare un servizio di questo tipo, non certo comodo sia per l’orario, sia per lo sforzo personale continuo richiesto dalla missione di educare i concittadini alla tutela del loro territorio. - Linda Petracca
giovedì 8 aprile 2010
cerco chi mi ha salvato la vita
Venerdì 2 aprile, nel pomeriggio, il signor Martino Ferrari ritirava la macchina dal carrozziere, dove era stata sistemata dai danni subiti in un piccolo incidente stradale. Sulla via del rientro l’uomo decideva di parcheggiare l’auto davanti al campo sportivo di Magreta, dove lavora come volontario da anni e dove avrebbe sbrigato le ultime faccende prima delle feste pasquali. Verso le 20, il signor Ferrari, personaggio molto ben inserito nel tessuto sociale del paese e molto amato, saliva in automobile, dove metteva in moto e, senza neanche rendersi conto della successione degli eventi, si trovava a fare i conti con l’esplosione della bombola gpl, che provocava un’altra fiammata e rilasciava grandi quantità di gas nell’abitacolo. Il signor Ferrari non ha riportato importanti ustioni, solo una leggera intossicazione, ormai superata durante il fine settimana di terapia intensiva all’ospedale di Baggiovara. Ora verrà sottoposto agli ultimi controlli e tornerà a casa. Il lieto fine di questa storia va attribuito prima di tutto ad un passante, che ha assistito all’episodio, ha dato l’allarme e prestato i primi soccorsi. La famiglia Ferrari è ansiosa di esprimere la propria gratitudine a questa persona dal sangue freddo che ha scongiurato il peggio. La sua testimonianza oculare, poi, sarebbe importante anche per aggiungere elementi alle ricerche dei carabinieri che stanno ora lavorando per scoprire le cause dell’esplosione.