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regalare due ore della mia vita ai miei nonni stanchi di aspettarmi, mangiare con loro una pizza e annuire se dicono che sono la più bella del reame perché in me scorre il loro sangue salentino
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lunedì 26 aprile 2010
giovedì 22 aprile 2010
martedì 13 aprile 2010
pensosempre
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il sugo di carne bolle nella pentola e ogni tanto esprime uno spricco di passata di pomodoro, bollente.
c'è del lavoro da fare.
scadenze da rispettare.
un capo che mi vuol bene fino a un certo punto.
poi c'è quel velo di malessere che mi ha agganciata ieri. lo conosco, ma mi stupisco di incontrarlo qui. credevo di essere avvolta, almeno temporaneamente, in una pellicola protettiva. tipo quelle "salva-freschezza" con cui proteggi gli alimenti.
che poi, ci penso... e gli alimenti deperiscono nonostante la pellicola. bisogna mangiarli prima che vadano a male...
qualcuno mi mangi!
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il sugo di carne bolle nella pentola e ogni tanto esprime uno spricco di passata di pomodoro, bollente.
c'è del lavoro da fare.
scadenze da rispettare.
un capo che mi vuol bene fino a un certo punto.
poi c'è quel velo di malessere che mi ha agganciata ieri. lo conosco, ma mi stupisco di incontrarlo qui. credevo di essere avvolta, almeno temporaneamente, in una pellicola protettiva. tipo quelle "salva-freschezza" con cui proteggi gli alimenti.
che poi, ci penso... e gli alimenti deperiscono nonostante la pellicola. bisogna mangiarli prima che vadano a male...
qualcuno mi mangi!
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sabato 10 aprile 2010
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dovremmo vederci. hessì. heccome. me lo hai chiesto... un mese? un mese fa me lo hai chiesto, di vederci. e con un fumetto molto espressivo anche. che quasi quasi mi scendeva una lacrimuccia, anche.
ma come faccio ad essere così cattiva da sedermi di fronte a te con questo sorriso che da un mese vive sulla mia faccia? credo che non riuscirei a spegnerlo neanche per una sera. neanche per quelle due orette che mi chiedi per pensare insieme.
saprei solo spiegarti quanto sto bene. e te lo direi con questo sorriso qua! mi sembra una grandissima cattiveria.
non facciamolo.
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dovremmo vederci. hessì. heccome. me lo hai chiesto... un mese? un mese fa me lo hai chiesto, di vederci. e con un fumetto molto espressivo anche. che quasi quasi mi scendeva una lacrimuccia, anche.
ma come faccio ad essere così cattiva da sedermi di fronte a te con questo sorriso che da un mese vive sulla mia faccia? credo che non riuscirei a spegnerlo neanche per una sera. neanche per quelle due orette che mi chiedi per pensare insieme.
saprei solo spiegarti quanto sto bene. e te lo direi con questo sorriso qua! mi sembra una grandissima cattiveria.
non facciamolo.
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giovedì 8 aprile 2010
cerco chi mi ha salvato la vita
FORMIGINE. È fuori pericolo il magretese che venerdì sera è stato tratto dalle fiamme, che hanno avvolto la sua automobile in seguito allo scoppio della bombola gpl. I risultati della perizia dei carabinieri si faranno attendere per qualche giorno, rallentati dal periodo festivo. Intanto la famiglia cerca il passante coraggioso che ha dato l’allarme consentendo alla vittima di uscire dall’automobile prima di rimanere intossicata in modo irreversibile.
Venerdì 2 aprile, nel pomeriggio, il signor Martino Ferrari ritirava la macchina dal carrozziere, dove era stata sistemata dai danni subiti in un piccolo incidente stradale. Sulla via del rientro l’uomo decideva di parcheggiare l’auto davanti al campo sportivo di Magreta, dove lavora come volontario da anni e dove avrebbe sbrigato le ultime faccende prima delle feste pasquali. Verso le 20, il signor Ferrari, personaggio molto ben inserito nel tessuto sociale del paese e molto amato, saliva in automobile, dove metteva in moto e, senza neanche rendersi conto della successione degli eventi, si trovava a fare i conti con l’esplosione della bombola gpl, che provocava un’altra fiammata e rilasciava grandi quantità di gas nell’abitacolo. Il signor Ferrari non ha riportato importanti ustioni, solo una leggera intossicazione, ormai superata durante il fine settimana di terapia intensiva all’ospedale di Baggiovara. Ora verrà sottoposto agli ultimi controlli e tornerà a casa. Il lieto fine di questa storia va attribuito prima di tutto ad un passante, che ha assistito all’episodio, ha dato l’allarme e prestato i primi soccorsi. La famiglia Ferrari è ansiosa di esprimere la propria gratitudine a questa persona dal sangue freddo che ha scongiurato il peggio. La sua testimonianza oculare, poi, sarebbe importante anche per aggiungere elementi alle ricerche dei carabinieri che stanno ora lavorando per scoprire le cause dell’esplosione.
Venerdì 2 aprile, nel pomeriggio, il signor Martino Ferrari ritirava la macchina dal carrozziere, dove era stata sistemata dai danni subiti in un piccolo incidente stradale. Sulla via del rientro l’uomo decideva di parcheggiare l’auto davanti al campo sportivo di Magreta, dove lavora come volontario da anni e dove avrebbe sbrigato le ultime faccende prima delle feste pasquali. Verso le 20, il signor Ferrari, personaggio molto ben inserito nel tessuto sociale del paese e molto amato, saliva in automobile, dove metteva in moto e, senza neanche rendersi conto della successione degli eventi, si trovava a fare i conti con l’esplosione della bombola gpl, che provocava un’altra fiammata e rilasciava grandi quantità di gas nell’abitacolo. Il signor Ferrari non ha riportato importanti ustioni, solo una leggera intossicazione, ormai superata durante il fine settimana di terapia intensiva all’ospedale di Baggiovara. Ora verrà sottoposto agli ultimi controlli e tornerà a casa. Il lieto fine di questa storia va attribuito prima di tutto ad un passante, che ha assistito all’episodio, ha dato l’allarme e prestato i primi soccorsi. La famiglia Ferrari è ansiosa di esprimere la propria gratitudine a questa persona dal sangue freddo che ha scongiurato il peggio. La sua testimonianza oculare, poi, sarebbe importante anche per aggiungere elementi alle ricerche dei carabinieri che stanno ora lavorando per scoprire le cause dell’esplosione.
sabato 27 marzo 2010
SE TUTTI AVESSERO UN GRILLO PARLANTE
Anche in una cittadina benestante come la nostra le situazioni di disagio ci sono e sono sempre di più. Famiglie con entrambi i genitori cassintegrati, centinaia di persone lasciate senza lavoro, tasse universitarie che aumentano, fondi che diminuiscono, donne che ancora fanno i conti con uno stipendio da lavoratori di serie b, stranieri trattati come persone di serie c….
Come si difendono queste categorie da un sistema prepotente e tanto più grande di loro?
Perché ad un disagio sempre più accentuato non corrispondo reazioni costruttive?
Oltre alle associazioni ecclesiali, alle cooperative e servizi sociali, ci sono nuovi osservatori di queste dinamiche. Si tratta dei Meet Up “Amici di Beppe Grillo Modena”.
I meetupper, così si chiamano, sono spesso giovani “fortunati”. Studenti o lavoratori accomunati dalla missione di allargare lo sguardo critico dei cittadini su ciò che li circonda e influenza le loro vite. Essendoci molta autonomia di pensiero e di azione, all’interno del movimento, può capitare che un attivista prenda a cuore un caso particolarmente eclatante e coinvolga altri nella soluzione del problema. È successo più volte. E questo è un modo di intendere il grillismo. Un altro modo è “fornire le armi della conoscenza affinché chi è in difficoltà reagisca autonomamente”, spiega Simone Silvestri, attivista del movimento. Giuseppe Guicciardi, assistant organizer di Amici di Beppe Grillo-Modena”, condivide lo stesso parere, tanto da interrogarsi sulla percentuale di grillismo che lo muove: “Io non ho lo spirito del buon samaritano nel senso classico, quindi non so quanto io sia grillino, ma ho una mia visione personale, naturalmente mediata dall'esperienza con questo gruppo. Sono dell'idea che la gente va preparata e informata su quanto sta accadendo, proprio perchè non sta reagendo, per nulla, e intendo anche gente che pensa di essere attivista. Queste persone, ma anche le associazioni e corporazioni varie, non capiscono che, se non cambieremo il nostro modo di vivere, di qui non riusciremo ad uscire.
Un po' come le vecchie campagne sulla fame nel mondo con i bambini del Biafra con la pancia gonfia: noi a livello di organismo vivente siamo programmati per girare la testa. Infatti le campagne di quel tipo ebbero fine”.
A proposito dell’efficacia della comunicazione fin’ora utilizzata dal movimento, Simone anticipa che c’è una riflessione in atto: “Stiamo discutendo attorno alla possibilità di mettere in atto tecniche di divulgazione alternativa al meet-up”. Il “come comunicare” è sempre un tema centrale. Ovunque e comunque. Nel bene e nel male. E infatti, interviene Giuseppe: “I media hanno un ruolo fondamentale in tutto questo e riescono ad anestetizzare gran parte della popolazione”. Aiutare la gente quindi, vuol dire renderla consapevole e informata. Metterla in condizione di pensare ad alternative concrete per migliorare il proprio stato.
Una consapevolezza che spesso manca del tutto, con risvolti drammatici. A Formigine il padre di tre figli, non riuscendo a portare a casa uno stipendio, minacciava di legarsi alle colonne del Comune e darsi fuoco, per attirare l’attenzione di qualcuno. A Maranello un altro ragazzo, senza lavoro e con famiglia a carico, si è ribellato dando fuoco a due alberi e al portone dell’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Maranello,
Insomma. Qualcuno che si ribella c’è. Ma va educato a farlo in modo costruttivo. Il gruppo welfare del “Meet Up degli amici di Beppe Grillo di Modena”, coordinanto da Carlo Valmori e Domenico Rosati, va anche in questa direzione, oltre a cercare risposte all'evoluzione dei servizi ed alle loro inefficacie. “La gente va educata a reagire per educare il Governo a tarare le proprie operazioni sui bisogni dei cittadini, che altrimenti potrebbero decretarne la caduta. Oggi come oggi invece, nella maggior parte dei casi le reazioni sono o lassismo o gesti sconsiderati.”, conclude Simone Silvestri.
Come si difendono queste categorie da un sistema prepotente e tanto più grande di loro?
Perché ad un disagio sempre più accentuato non corrispondo reazioni costruttive?
Oltre alle associazioni ecclesiali, alle cooperative e servizi sociali, ci sono nuovi osservatori di queste dinamiche. Si tratta dei Meet Up “Amici di Beppe Grillo Modena”.
I meetupper, così si chiamano, sono spesso giovani “fortunati”. Studenti o lavoratori accomunati dalla missione di allargare lo sguardo critico dei cittadini su ciò che li circonda e influenza le loro vite. Essendoci molta autonomia di pensiero e di azione, all’interno del movimento, può capitare che un attivista prenda a cuore un caso particolarmente eclatante e coinvolga altri nella soluzione del problema. È successo più volte. E questo è un modo di intendere il grillismo. Un altro modo è “fornire le armi della conoscenza affinché chi è in difficoltà reagisca autonomamente”, spiega Simone Silvestri, attivista del movimento. Giuseppe Guicciardi, assistant organizer di Amici di Beppe Grillo-Modena”, condivide lo stesso parere, tanto da interrogarsi sulla percentuale di grillismo che lo muove: “Io non ho lo spirito del buon samaritano nel senso classico, quindi non so quanto io sia grillino, ma ho una mia visione personale, naturalmente mediata dall'esperienza con questo gruppo. Sono dell'idea che la gente va preparata e informata su quanto sta accadendo, proprio perchè non sta reagendo, per nulla, e intendo anche gente che pensa di essere attivista. Queste persone, ma anche le associazioni e corporazioni varie, non capiscono che, se non cambieremo il nostro modo di vivere, di qui non riusciremo ad uscire.
Un po' come le vecchie campagne sulla fame nel mondo con i bambini del Biafra con la pancia gonfia: noi a livello di organismo vivente siamo programmati per girare la testa. Infatti le campagne di quel tipo ebbero fine”.
A proposito dell’efficacia della comunicazione fin’ora utilizzata dal movimento, Simone anticipa che c’è una riflessione in atto: “Stiamo discutendo attorno alla possibilità di mettere in atto tecniche di divulgazione alternativa al meet-up”. Il “come comunicare” è sempre un tema centrale. Ovunque e comunque. Nel bene e nel male. E infatti, interviene Giuseppe: “I media hanno un ruolo fondamentale in tutto questo e riescono ad anestetizzare gran parte della popolazione”. Aiutare la gente quindi, vuol dire renderla consapevole e informata. Metterla in condizione di pensare ad alternative concrete per migliorare il proprio stato.
Una consapevolezza che spesso manca del tutto, con risvolti drammatici. A Formigine il padre di tre figli, non riuscendo a portare a casa uno stipendio, minacciava di legarsi alle colonne del Comune e darsi fuoco, per attirare l’attenzione di qualcuno. A Maranello un altro ragazzo, senza lavoro e con famiglia a carico, si è ribellato dando fuoco a due alberi e al portone dell’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Maranello,
Insomma. Qualcuno che si ribella c’è. Ma va educato a farlo in modo costruttivo. Il gruppo welfare del “Meet Up degli amici di Beppe Grillo di Modena”, coordinanto da Carlo Valmori e Domenico Rosati, va anche in questa direzione, oltre a cercare risposte all'evoluzione dei servizi ed alle loro inefficacie. “La gente va educata a reagire per educare il Governo a tarare le proprie operazioni sui bisogni dei cittadini, che altrimenti potrebbero decretarne la caduta. Oggi come oggi invece, nella maggior parte dei casi le reazioni sono o lassismo o gesti sconsiderati.”, conclude Simone Silvestri.
domenica 21 marzo 2010
inscritto nel nucleo
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si può essere senza parole e nello stesso avere solo voglia di scrivere?
ho così tante energie nelle cellule che non so gestirle. c'è qualcosa di più vivo del solito nel mio corpo... e nello stesso tempo una pace. che non conoscevo.
questa pace è iniziata con un libro. era così ovvio il legame tra le pagine che leggevo e la serenità che appropriava del mio respiro... che ad un certo punto mi è venuto il panico: quando finirò di leggerlo, la pace lentamente si esaurirà?
no. ecco. quando ho finito il libro (e una storia d'amore frustrato dal futuro)è iniziato un viaggio minuscolo nel mio nucleo.
l'ho trovato abbastanza intatto, il mio nucleo. solo un po' impolverato... non lo visitavo da tanto che c'erano ancora i fili d'erba e i mucchietti di fango che avevo "cucinato per la mamma" un pomeriggio di vent'anni anni fa, al parco. c'era il bianco latte del gheriglio della noce fresca. una figurina che mi aveva regalato mattia quando lo amavo teneramente.. in quarta elementare. e le fatine che profumavano di incenso.
ho trovato un centro compatto, piccolissimo. sembra una zigulì.
lì dentro c'è l'essenza di una saggezza ignorante e spensierata. è l'inconsapevolezza perfetta e aderente alle emozioni, di quando ero bambina. non so come abbia fatto a mantenersi dopo che mi sono persa tante volte, rincorrendo gli adulti e il tempo. dopo che ho chiuso occhi davanti alle miserie dell'amore e mi sono cercata nella voglia di maternità.
cercavo solo la bambina che avevo dimenticato, forse.
è dentro alla zigulì lei, e sa cosa vuole senza chiederselo. è piccola, scema e inquieta. è energia.
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si può essere senza parole e nello stesso avere solo voglia di scrivere?
ho così tante energie nelle cellule che non so gestirle. c'è qualcosa di più vivo del solito nel mio corpo... e nello stesso tempo una pace. che non conoscevo.
questa pace è iniziata con un libro. era così ovvio il legame tra le pagine che leggevo e la serenità che appropriava del mio respiro... che ad un certo punto mi è venuto il panico: quando finirò di leggerlo, la pace lentamente si esaurirà?
no. ecco. quando ho finito il libro (e una storia d'amore frustrato dal futuro)è iniziato un viaggio minuscolo nel mio nucleo.
l'ho trovato abbastanza intatto, il mio nucleo. solo un po' impolverato... non lo visitavo da tanto che c'erano ancora i fili d'erba e i mucchietti di fango che avevo "cucinato per la mamma" un pomeriggio di vent'anni anni fa, al parco. c'era il bianco latte del gheriglio della noce fresca. una figurina che mi aveva regalato mattia quando lo amavo teneramente.. in quarta elementare. e le fatine che profumavano di incenso.
ho trovato un centro compatto, piccolissimo. sembra una zigulì.
lì dentro c'è l'essenza di una saggezza ignorante e spensierata. è l'inconsapevolezza perfetta e aderente alle emozioni, di quando ero bambina. non so come abbia fatto a mantenersi dopo che mi sono persa tante volte, rincorrendo gli adulti e il tempo. dopo che ho chiuso occhi davanti alle miserie dell'amore e mi sono cercata nella voglia di maternità.
cercavo solo la bambina che avevo dimenticato, forse.
è dentro alla zigulì lei, e sa cosa vuole senza chiederselo. è piccola, scema e inquieta. è energia.
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venerdì 19 marzo 2010
via Regina Pacis, la moschea è stata smontata
Da ieri sera i musulmani che abitano nel comprensorio sassolese sono senza un luogo di culto: la moschea di via Regina Pacis è stata smantellata. La questione moschee è ritornata l’altra sera in consiglio comunale con l’interrogazione di Sandro Morini, Pd, e la riposta del vicesindaco Francesco Menani, Lega. Partendo però dalla fine di questa vicenda, ieri sera si è conclusa la parentesi della moschea di via Regina Pacis: la struttura aperta dalla Giunta Pattuzzi nel febbraio 2009 è stata definitivamente smontata. Solo alcuni manufatti sono rimasti sul posto in attesa di essere spostati al più presto. Tutto il materiale del luogo sacro ora è custodito dentro il deposito comunale dell’Ex Sat. Per ora non c’è una nuova sede per gli islamici che la frequentavano, che si riconoscono nell’associazione El Huda. Anche se le trattative col Comune sono aperte e sul tavolo ci sono quattro siti diversi, da ieri non c’è più un luogo di ritrovo per pregare. E questo, a maggiore ragione dopo la chiusura della moschea di via Cavour, vale per tutti gi islamici del Comprensorio Ceramico, alcune migliaia di persone rimaste senza una sede. Anche El Huda per ora ricorrerà alla preghiera in casa o al massimo, quando farà bel tempo, nel piazzale smontato. Il tema era stato affrontato l’altra sera in Consiglio. "Una moschea - aveva esordito Morini - non può essere chiusa come un bar. Il sindaco questo lo sa, ma non lo sanno forse i cittadini imbrogliati dalla promessa elettorale di cui ora questa maggioranza è ostaggio. Assecondando quei pochi che considerano la moschea un luogo frequentato da terroristi, non si risolvono i problemi di via Cavour e nemmeno di Sassuolo, piegata dalla crisi economica. I disagi logistici che stanno alla base del contenzioso, sarebbero risolvibili con una programmazione urbanistica chiara". "La riapertura - ha risposto il vicesindaco Francesco Menani - è avvenuta dopo una comunicazione di ripristino dei lavori per controllare lo stato dei lavori. La struttura di via Regina Pacis, invece, verrà smontata (come avvenuto, ndr). Con El Huda abbiamo in ballo alcune proposte per spostarsi, tra le quali un capannone vicino a Magreta e uno in prossimità di Pontefossa". Quanto a via Cavour, ha aggiunto Menani: "Abbiamo individuato posti alternativi, tutti scartati fin’ora. E in via Cavour non ci sono problemi". "Avete un atteggiamento di mercanteggiamento elettorale - ha ribattuto Morini - e scommetto che dopo le elezioni ad El Huda sarà concesso in uso un terreno di Hera vicino a dove erano prima". - Linda Petracca
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