lunedì 30 marzo 2009

la mia prima PRIMA PAGINA interegionale

è nata quasi per caso, questa idea di proporre un pezzo al resto del carlino di bologna.
il 27 marzo ho conosciuto una ragazza del mio stesso corso di studi ed ho passato molte ore con lei.
siamo state ad una lezione che non c'era. e poi abbiamo aderito all'azione illegale di un gruppo studentesco, che si è rivelata non essere tanto illegale, nè tanto studendesca.
abbiamo quindi deciso di andare a studiare per dare un senso alla giornata.

peccato che un oggetto lurido si sia trovato nel posto più improbabile.
la corsa in ospedale e l'idea di raccontare l'avvenimento...

e BAM! prima pagina a Bologna e ad Ancona!
qui sotto pubblico la versione integrale.

ragazza punta da siringa in piazza nettuno.
"voglio fare una class action contro il comune"

d
i Linda Petracca

BOLOGNA. Una studentessa ventunenne, dopo un pranzo veloce con gli amici decide di andare a studiare in Sala Borsa. Pedala fino a piazza Nettuno e fa per posteggiare la bicicletta negli appositi spazi, quando avverte un dolore pungente al piede sinistro. Mezz’ora dopo è al Pronto Soccorso del Sant’Orsola. La diagnosi riporta le parole: "Ferita da punta con ago contaminato da materiale siero-ematico potenzialmente infetto".

È successo ieri pomeriggio a Giovanna Capponi, anconetana laureanda in Scienze etno-antropologiche presso l’università di Bologna. “ Ho sentito qualcosa conficcarmisi nel piede, - ricorda Giovanna, - Quando ho visto la siringa sporgere dalla scarpa l'ho estratta istintivamente, ma mi sono resa conto che era troppo tardi: dovevo andare al pronto soccorso”. E commenta: “É una cosa che fa parte di quel tipo di episodi che pensiamo capitino sempre agli altri ma mai a noi stessi”.
La corsa al pronto soccorso. Codice verde. Dopo la disinfezione della ferita, Giovanna viene sottoposta ai richiami dei vaccini anti-epatite b e anti-tetanica, per scongiurare le infezioni più plausibilmente portate da una siringa abbandonata.

Ora puoi ritenerti fuori pericolo?

“Purtroppo no: nonostante il virus dell'hiv resista pochi minuti all'aria aperta e la siringa avesse l'aria di starsene lì da parecchie ore, i dottori mi hanno spiegato che in medicina non esiste lo zero assoluto. Potrò dunque ritenermi fuori pericolo solo fra due mesi, quando sarà trascorso il periodo di tempo in cui l’hiv si manifesta. Paradossalmente c'é anche la beffa, visto che anche in questi casi l'impegnativa del pronto soccorso scade in 15 giorni, quindi gli esami di sieropositività dovrò pagarli di tasca mia”.

Cosa diresti a chi ha abbandonato lì quella siringa?
“Non c’è molto da dire ad un eroinomane che abbandona una siringa in pieno centro, dal momento che non ha rispetto neanche per sé stesso. Quel che è peggio è che ha potuto farlo in tutta tranquillità, perché Bologna, di notte, offre numerosi angoli bui e poco illuminati dove agire indisturbati. Stupisce, inoltre, che sia successo a pochi metri dalla questura e che nessun passante abbia tolto di mezzo un oggetto così pericoloso!”.

La famiglia di Giovanna sta raccogliendo, fra i residenti di Bologna, racconti di storie simili alla sua, per dar voce al malcontento relativo all’evidente degrado in cui versa la città.

“Vorrei creare una class action di persone che hanno vissuto episodi analoghi per sporgere denuncia al Comune tutti insieme”, dichiara amareggiata Giovanna Capponi”.

Ti aggiungerai al coro favorevole alle ronde notturne di cittadini privati?

“No, non voglio essere strumentalizzata politicamente anche perché il fatto che nessuno si sia curato di spostare la siringa che stava lì da ore denota una scarsissima partecipazione civica e un'indifferenza spiccata. Quindi, perché affidare la mia sicurezza al pensionato che fa il giro del quartiere? Forse perché con la pettorina e il walkie talkie sembra più professionale?”

venerdì 27 marzo 2009

http://www.e-tv.it/addon/detailmedia.php?1445

...e che ti venga la febbre... in tv!
su tele tricolore, verso la fine del tg di reggio emilia.
son contenta. sembriamo quasi bravi per davvero.
e poi si vede la mia tela-viaggiatrice, che ormai ho portato in giro per buona parte dell'emilia.
spero che qualcuno prima o poi la acquisti perchè non ne sopporto più la vista.
ma vederla in tv fa sempre un certo effetto!

http://www.e-tv.it/addon/detailmedia.php?1445

lunedì 23 marzo 2009

la fine del mondo

tlin tlinnn n n n n

la porta, spinta dall'esterno, batte contro un campanello dalla voce bianca e annuncia il nostro ingresso in una ferita tra i negozi.
una ferita piccola e calda e intima, che è un'erboristeria.

un'occhiata all'interno, e penso che alla minima scossa di terremoto bottigliette e vasi, vasetti e bottiglie, scatoline e candele e quadri di santi non ufficiali, sbatacchierebbero dapprima fra loro, in un applauso fremente, per lasciarsi andare ad un concerto di rumori strillanti, cadendo a terra.
immagino la musica.
la tendina scura di fronte a noi si sposta.
appare un ometto pallido e bruttino. non ci osserva neanche, ha già inquadrato il nostro copricapo e allunga la mano grigia per far cenno che... "no! io non vi do niente. non voglio niente e non ho tempo da perdere in chiacchiere".
fa per sparire da dove è venuto, piccolo e con pochi capelli afflosciati.

il mio compagno ricorda, ad alta voce, di quali storie affascinanti si narrava, in quell'erboristeria...

l'ometto ricompare. è più alto. ha gli occhi stretti di uno che sa tante cose e che conosce la verità.
porta gesti ampi e scocca qualche domanda per verificare la sincerità del mio amico. si convince. sembra quasi che stia per sorridere... no, no... lui non sorride.

non adesso che sta per iniziare il lungo racconto della fine del mondo.
tra sacro e profano, magia e religione, spiriti, citazioni di chissachieraquellolàchelodisse. e fra corpi santi e malati e marciti quasi, e foglie che non si posano. l'erborista grigio e molle che viveva in una ferita tra i muri bolognesi, si rivela l'alchimista-re di una verità nata dall'incrocio di tutte le altre verità, di tutti gli uomini, di tutti i mondi. "il mondo finirà il 21 dicembre 2012, lo sapeva gesù, lo sapevano svariati popoli del sud america, lo sapeva nostradamus. i sintomi ci sono già. l'acqua sarà imbevibile. l'apocalisse. l'onestà sarà l'unico contrappasso. la bontà di cuore l'unica salvezza. la morte l'unico risveglio nella vita".
mentre parla ad occhi stretti, con atteggiamento da profeta...le bottigliette e i vasetti che lo circondano sono eterni e potenti e i quadri di santi non ufficiali sono vivi. parlano. a volte mi sorridono impietositi dalla prigione in cui credo di vivere.

sorrido a quel re.
mi sento piccola.
poi grande.
poi piccola.
e adesso stanca e accaldata.
il re narra le sue verità da troppo tempo. non ha più le forze sufficienti a mantenere stabile ed eterno il suo intreccio di racconti. e così l'ambiente rischia di tornare lentamente a rivelarsi ferita umida.
se ne accorge in tempo e salva il suo regno dalla distruzione del suo disvelamento in erboristeria periferica.
come un vecchio re-che-fu, assume un sorriso benevolo.
è grato a noi perchè siamo grati a lui delle sue storie diverse e "vere".
prima che la magia finisca per sempre ci porge dieci euro.

proviamo a spiegargli che serviranno per sostenere le spese di una festa che organizziamo per lui e la città.
finge di capire mentre torna l'ometto bianchiccio di prima.

secondo me ha capito.
che anche noi abbiamo fatto una magia.

scompare dietro la tendina scura. ha ancora la corona sul capo.

giovedì 19 marzo 2009

ci vedo strano

vedo i contorcimenti di viscere buie e non vedo il sole.
ho spalancato tutte le finestre, stamattina
so che il sole c'è.
ma è come se mi battesse sempre sulle spalle ed io non potessi girarmi a guardarlo.
vedo l'arrotolarsi scuro dei miei interni.

scuro e lento e umido contorcersi di non-pensieri, orfani si senso.
mi si chiudono gli occhi
e le spalle s'addormentano.
due goccioline e basta.

mi risveglierò?

martedì 10 marzo 2009

PARLANDO CON LE NONNE

dev'essere successo negli ultimi giorni...
dev'esser successo che sono cresciuta abbastanza, agli occhi delle donne della mia famiglia, per meritare le loro confessioni, ormai liberate da qualsiasi ipocrisia di segretezza.

ora non posso raccontare niente.
non ho tempo. devo studiare ma...
lascio i titoli che potrebbero avere alcuni dei racconti che ho ricevuto in regalo durante questa settimana:

. lo zio in più
. figlio di chi?
. anche le nonne fingevano
. colei che non ha più niente nella pancia (o: il tacchino vuoto che si poteva tradire)
. maschi e femmine e ingiustizie
. se vuoi picchiarlo, prima devi picchiare me
. ce n'è rimasto un pezzettino
. tornare madri

mamma mia. è tutto un mondo. e se non scriverò un libro su queste storie... sarà stato un peccato. buona serata a tutti.

lunedì 9 marzo 2009

... E CHE TI VENGA LA FEBBRE.


si parte con una nuova mostra.

SI TIENE A GUASTALLA (RE) NELLA CHIESA SCONSACRATA DI SAN FRANCESCO, DAL 22 AL 29 MARZO.

è una mostra collettiva itinerante, che ha toccato la sua prima tappa al nuomero 38 di via zamboni, a bologna.
pare che abbia registrato un certo successo, ma io non lo saprò mai perchè in quel periodo lavoravo e non ho assistito neanche all'inaugurazione.
questa volta forse vi assisterò, ma non ho alcuna voglia.

partecipo alla mostra con la mia piccola febbre, partorita un anno fa.
partorita in un lasso di tempo disturbato, disturbante, tormentato da visioni di libertà che ho assaggiate e poi mezze ripudiate.
avevo lasciato il mio ragazzo perchè, nel mezzo di una crisi irrisolvibile, m'ero fatta prendere da una cotta impalpabile per un affascianante giovane della mia età, dei miei interessi e anche dei miei capelli, ora che ci penso...
eh sì, ci assomigliamo un bel po'!

la poesia di lui, che s'accompagna con il mio febbrile dipinto, ricordano vibrazioni e passioni che mi sembrano lontanissime e quasi immaginarie.
infatti di visioni si tratta, in fondo. visioni e poesia.

...E CHE TI VENGA LA FEBBRE.

sabato 7 marzo 2009

perversa

aspetto che una persona risponda ad un mio invito, come si aspettano le rivelazioni di una indovina.
aspetto.

è solo un amico che non vedo mai.
ma in una eccezione del mai, l'altra sera, in un istante fuggente che non esiste più, è successo che parlare con lui, mi ha fatto sperare qualcosa. qualcosa di così ridicolo che merita di essere scritto.
mi ha fatto sperare, come solo in certi periodi della vita si può, di potergli parlare liberamente di tantissime cose. ma soprattutto: di poter avere risposte nude. libere.
ma libere da cosa?
libere da un tema, da un interesse, da secondi, terzi e quarti fini.

ho una fantasia, quindi, che lo riguarda e che mi tormenta. che esige soddisfazione al più presto: parlare.

non penso ad altro, eh!?
anche ieri mentre facevo un'intervista, e mentre ero al cinema... non pensavo proprio ad altro!
è un desiderio bruciante, che si butta di peso sui miei strati di ansie non sfogate e non si lascia ammansire. è come una perversione che può essere estinta solo realizzandola.

la mia perversione è parlare con un amico. discutere, arrabbiarsi, farsi capire e magari ridere. non ce la faccio più ad aspettare.

lunedì 2 marzo 2009

ZAMOC SI è LAUREATO!




UNA PARETE BELLISSIMA E, A DETTA DELL'AUTORE (MA CHI CI CREDE??), DEDICATA A ME.

CONCORSANDO

fatto.
ho inviato il pezzo, candidato da tutti (4) i miei gentilissimi amici, per partecipare al concorso "guglielmo zucconi", dedicato ai giovani che fanno attività giornalistica.
se va bene mi ci pago un viaggio studio, un computer e una macchina fotografica.
se va male ci rimango male e mi faccio il viaggio studio senza finanziamenti speciali.
mi sono già iscritta!

andrò a londra dal 10 agosto a quando deciderò di conoscere sufficientemente la grammatica inglese.
questo viaggio studio, però, sarà qualcosa di più di un viaggio studio.
sarà una prova di convivenza col mio amico, amante e fratellino, elle.

chissà quale sarà la conclusione di questa convivenza oltreconfine. andremo definitivamente a condividere quattro mura nella nostra italia (quasi sicuramente a formigine) o decideremo una volta per tutte che si sta proprio bene ognuno a casa propria?

credo più nella prima eventalità, ma me ne stupisco molto.

ma, sforzandomi di vivere il presente, adesso la smetto di pensare alla prossima estate per concentrarmi sull'esito di questo caspita di concorso... e mi mangio tutte le unghie!

lunedì 23 febbraio 2009

CHI MI AIUTA A SCEGLIERE IL MIO ARTICOLO MIGLIORE PER PARTECIPARE AD UN CONCORSO?

quello che considero il mio pezzo migliore è stato pubblicato nel 2009, su Note Modenesi, ma per partecipare al concorso devo per forza presentarne uno pubblicato nel 2008!.

dopo una gara spietata, avvenuta a sprazzi nella mia testa, fra tutti gli articoli di cui conservo memoria... abbiamo 5 finalisti.

li pubblicherò qui sotto, sperando che qualche conoscente mi indichi il suo preferito.

chissà se funzionerà!

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21 novembre 2008
sezione cronaca
gazzetta di modena

Università vince 800mila euro. In arrivo tecnologie e posti letto

In tempi di ansie e contestazioni relative al futuro della scuola italiana, Modena e Reggio Emilia si dichiarano “Città amiche degli studenti”! Non è un atto di simbolica compassione verso i giovani ma il nome di un progetto serio e articolato: “MoRe for students’’, nato nell’ambito del tavolo tematico sull’Università e l’alta Formazione, all’interno degli Stati Generali della Cultura. Il piano, presentato dal Comune di Modena in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, Er.go, Azienda regionale per il diritto agli studi superiori dell’Emilia Romagna, Università di Modena e Reggio Emilia e Acer di Reggio Emilia ha vinto il bando “Città universitarie’’ promosso dal Ministero delle Politiche Giovanili e dall’Anci. Il premio consiste in un finanziamento da collocare in servizi agli studenti che ammonta a 400 mila euro, e altrettanti saranno stanziati dai 5 partner. 800 mila euro saranno, dunque, investiti, entro la fine del 2009, in: 30 nuovi posti letto per gli studenti rimasti fuori dai bandi regionali Er.go, 150 ore in più d apertura annua per le biblioteche, totale copertura wi-fi delle residenze universitarie dell’Ateneo, esperienze di coabitazione tra studenti e anziani soli, lavagne interattive ad alta tecnologia per studenti diversamente abili, progetti di domotica in alloggi Er.go, servizio di baby sitting a tariffe calmierate per studentesse madri, servizio di accoglienza per matricole. Tra i risultati attesi, anche alcuni nuovi strumenti informativi, tra cui un portale pensato per gli degli studenti stranieri. «Trovo che il progetto sia strategico per l’Università -comunica Sergio Paba, prorettore dell’università di Modena e Reggio Emilia - infatti il nostro Ateneo, seppur riconosciuto tra le migliori università italiane, risulta esercitare una bassa capacità d’attrazione». Concorde il collega Luigi Grasselli, che auspica una «maggior internazionalizzazione dell’Ateneo, ancora non sufficientemente aperto agli studenti che vengono dall’esterno». Pieno accordo anche fra i primi cittadini Giorgio Pighi e Graziano Delrio nel riconoscere l’esigenza profonda di sfondare i confini territoriali, fare rete, creare sinergie per fornire quei servizi di qualità che fanno tanto bene allo sviluppo dell’intera società.

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21 settembre 2008
sezione altre
gazzetta di modena

Immaginazione, forza creativa

Splendeva il sole ieri mattina a Sassuolo alle 11.30 quando Salvatore Natoli, voce autorevole della filosofia teoretica contemporanea, cominciava la sua lezione magistrale: «io nel pensier mi fingo: apparenza, realtà, invenzione». Ad attenderlo una platea quanto mai affollata. Non era apparente il raccoglimento di centinaia di persone in ascolto nel suggestivo Piazzale Delle Rose. C’era anche chi, appoggiato al muro o seduto per terra, ascoltava ad occhi chiusi, come se così potesse meglio cogliere le nuance delle varie declinazioni della parola fantasia, di cui il professore invitava a spostare significati e valenze. «Finzione, ad esempio, è ricca di sfumature, richiama il concetto di inganno, nel senso di non-conforme alla realtà, il ché non significa che l’inganno sia irreale! Se sortisce una riuscita evidentemente è una realtà». Anche la menzogna ha un rapporto stretto con la realtà perché «per essere credibile deve somigliarle molto, come ogni mentitore sa. Il sistema della finzione è imparentato in modo singolare con la verità. Il pensiero strategico usa infatti la finzione per sondare la realtà, districando apparenze, che sono tutte reali». Un concetto comune anche alla scienza: cos’è l’ipotesi scientifica se non una finzione che anticipa la scoperta? Per il professore non c’è molta differenza fra le realizzazioni di poeti, architetti e scienziati. L’architetto deve trasferire ciò che immagina in un processo organizzativo, ed è possibile solo se trova nella natura gli elementi che glielo permettono: i materiali. Per il poeta quegli elementi sono la metrica e le sonorità: forme. Così, l’opera del poeta e quella dell’architetto dipendono entrambe dal fatto che è stato immaginato il diverso: «è la voglia di mondo che ci fa immaginare altri mondi. Certo, non tutte le possibilità diventano mondo, alcune restano rappresentazioni». L’infinito leopardiano rappresenta questa pura rappresentazione dell’oltre. Ma nel suo non essere realizzabile essa comprende tutto il possibile, e ci porta al concetto di Dio. «Dio come pensabilità dell’infinito. L’infinito che ci fa sentire parte di un tutto sovrabbondante». La lectio si chiude e rimbalza nella mente l’ultima frase di Natoli: «l’immaginazione è creativa ed infinitamente generosa»

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22 settembre 2008
sezione: PRIMO PIANO

gazzetta di modena

«La cultura dell'umanità il bene comune più grande»

Sala gremita ieri a Sassuolo per il professor Franco Cassano. “Immaginare il futuro; l’utopia dei beni comuni” è stato il tema trattato dal sociologo e teorico delle società. Una lezione avanzata di educazione civica. «La fantasia è necessaria al prodursi di quella “immacolata innovazione” che caratterizza la società contemporanea. La fantasia dell’utopia, poi, ha caratteristiche proprie, in quanto si propone come modello idealizzato di una società. L’utopia dei beni comuni ci dice qualcosa della coesistenza che ignoriamo nella maggior parte dei nostri comportamenti. Pone, infatti, un problema antico: quello dell’antagonismo fra bene privato e collettivo. Ovvero: ognuno pensa che altri si occuperanno del bene comune e così nessuno se ne occupa». La medesima dinamica c’è oggi con effetti più rilevanti e a lungo termine, a causa delle caratteristiche e dei mezzi della contemporaneità. Inoltre dal fordismo al post-fordismo si consolida un processo di individualizzazione che tocca tutti noi. L’individuo, come l’eroe di un film, agisce qui ed ora, staccato dal passato, in un contesto in cui il futuro non è progettabile: “life is now”. Una condizione disumana e repressiva. «E cosa accade quando l’individuo è costretto a non essere più individuo?» Accade che i beni collettivi si deteriorano, perché l’unica strategia di tutti è quella individuale. Dunque non si possono costruire forme di esperienza in grado di trascendere il “qui ed ora”? «Aristotele consigliava di incoraggiare le occasioni in cui gli uomini condividono i pasti». Oggi ci prova la Chiesa, raccogliendo la forza perduta dalla cultura laica, la quale trascura i doveri dell’uomo. «Sono i doveri che fanno vivere i beni comuni. Il limite del pensiero utopico è stato concepire l’uomo come qualcosa da liberare, come insegnava Rousseau. Ora c’è bisogno di uno sforzo di immaginazione nel nostro senso comune per guardare la terra da molto lontano e percepire che siamo “un piccolo sputo nella periferia del mondo”. Solo così potremo vedere alcune connessioni che ci sfuggono, come quella fra le montagne di rifiuti e l’“immacolata innovazione” che mitizziamo. Dobbiamo costruire un patrimonio universale, libero da ogni fondamentalismo». Ed ecco il più grande bene comune: la cultura dell’umanità.
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27 novembre 2008
sezione: CRONACA

gazzetta di modena

Mister «Zucchini» che odia-ama gli Usa

«Mr Zucchini e la frittata più veloce del mondo» non è il titolo di un libro per bambini, ma uno dei tanti luoghi dell’ironia che Vittorio Zucconi, martedì ospite della Cna di Modena, attraversa presentando il libro: «L’aquila e il pollo fritto, perché amiamo e odiamo l’America». L’ironia del saggio, nasce dalle continue “false partenze” verso critiche questioni economiche e politiche e dagli spassosi ritorni all’esperienza personale: un andirivieni che caratterizza anche la vita di “Mr. Zucchini”, come spesso sbagliano a chiamarlo gli americani meno italiani di lui, che ha doppia cittadinanza ed ha posseduto una Ferrari gialla: la frittata più veloce del mondo. Zucconi nasce a Bastiglia nel 1944, giornalista e scrittore, è da anni corrispondente dagli Usa per Repubblica. Chi, meglio di un giornalista «appeso fra due nazioni come un panno steso in un vicolo» saprebbe spiegarci perché in Italia non accade che i due contendenti alla presidenza del consiglio si legittimino nel post-elezione? «Perché negli Usa c’è una fede di fondo che qui manca: la nazione deve sopravvivere, mentre i politicanti, si sa, passano. Inoltre, il merito della vittoria, va conquistato». Questo è un punto a favore dell’America; un motivo per cui odiarla è «il sistema sanitario. L’omero rotto di mia moglie costerebbe, senza assicurazione, 25 mila dollari. Ora Obama promette l’assistenza minima». Ma c’è una cosa da amare: «le “mani pulite” vengono sbattute in galera». Perché là sì e in Italia no? «Perché in una nazione in cui ci sono molti farabutti, bisogna dare degli esempi». Gli americani, come vedono l’Italia? «Con un cannocchiale alla rovescia!».

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13 settembre 2008
sezione: CULTURA E SPETTACOLI

gazzetta di modena

Nell'oratorio di Gesù Redentore percorsi pittorici di Bert Van Zelm

MODENA. Un incontro tra il punto di vista di un prete e la prospettiva laica di un artista contemporaneo. Succede nei locali della parrocchia di Gesù Redentore. Bert Van Zelm, pittore di fama internazionale e già autore di quattro opere presenti nella chiesa, torna a Modena per inaugurare, questo fine settimana, una mostra di 25 opere che suggeriscono un percorso profondo, fatto di intuizioni, storia dell’arte, simboli e tecniche pittoriche. Un artista a tutto tondo, insomma, l’olandese Bert Van Zelm, che ci tiene a dire, in un italiano impeccabile «Le mie opere devono dire qualcosa alla testa ed anche alla pancia». Testa e pancia, storia e intuizione: il soffio vitale che anima gli ambienti della Chiesa è l’esito dello scambio improbabile e difficile tra l’arte contemporanea e la liturgia, fattasi matrice di pensiero per l’artista. Mentre le 25 tele della mostra saranno visitabili, nel salone dell’oratorio, solo fino a domenica 21 settembre; le quattro grandi opere che Bert Van Zelm ha prodotto per la Chiesa di Gesù Redentore e per Modena, resteranno a ricordare che una riflessione sull’età contemporanea della religione è possibile. Il dipinto di Maria comunica questa possibilità in modo esplicito, l’artista ha infatti incorniciato la figura femminile con ritratti di modenesi dalle storie di vita problematiche. «Non deve rimanere inosservato il contributo di questo grande artista contemporaneo alla nostra città», si augura don Marco, con un chiaro riferimento alla discussa opera che avvolge la Ghirlandina.
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28 settembre 2008
sezione: CULTURA E SPETTACOLI

Beat: «Il concetto sacro del saper andare oltre»

CATELNUOVO. Non ha nulla della sterile rievocazione la “Serata Beat Generation” di venerdì a Levizzano. Sul palco si anima un frammento di spirito beat, accessibile a chiunque abbia occhi e orecchie per riceverlo. Introduce Alberto Ronchi, assessore alla Cultura della Regione che, nel rispondere al quesito che titola il suo intervento: “Perchè mi piace la Beat Generation”, apre «una scatola magica da cui ognuno di noi può pescare una propria passione e seguirne il filo, tanti sono i percorsi che questo movimento del secondo dopoguerra americano ha sviluppato». Ciò che esce dalla scatola è «la passione per la vita» di cui Antonio Bertoli, poeta, scrittore, performer, denuncia la mancanza nella politica italiana per indurci a riflettere sul fatto che «quello beat non fu un movimento politico, ma seppe fare della libertà di linguaggio il mezzo per affermare che è possibile vivere in un mondo diverso». Bertoli decide di omettere la sua proiezione, tratta da “The beat generation”, per lasciare spazio agli spettacoli di due miti della beat generation: Ed Sanders e John Giorno. La reading di Sanders è ritmo e dialogo con un pubblico che accoglie i suoi inviti insoliti, come ripetere il verso di una poesia ispirata da un’immaginaria condanna al Presidente degli Stati Uniti: “mettiamo George Bush in prigione!”. «Andare oltre è un concetto sacro, che non può essere sconfitto», questo è uno dei messaggi per cui Sanders è grato alla Beat Generation. Va “oltre” anche John Giorno, definito da William Burroughs il più grande poeta pop, con la sua reading fatta di contaminazioni e attriti tra poesia, musica, canti tibetani. Fra droghe come sacre sostanze, fondamentalisti religiosi come virus e ringraziamenti che non ringraziano nessuno, emerge un mix di provocazioni tra il fastidioso e l’illuminante. Cosa ci aspettavamo? Due storici della Generazione Beat? Invece sul palco si esibivano due anime profondamente Beat. A chiudere Andrea Gibellini, con “The western side of words” che richiude la scatola della poesia americana contemporanea con le sue circostanze storiche.

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vi prego di indicare nello spazio dei commenti il titolo dell'articolo che preferite.
per tecnica. per ironia. per contenuti o perchè il titolo vi piaceva, visto che non avete avuto il tempo di leggerli.
si acettano anche insulti e critiche. :)

grazie!