lunedì 15 settembre 2008
nella chiesa di Gesù redentore percorsi pittorici di un grande artista contemporaneo
Un artista a tutto tondo, insomma, l’olandese Bert Van Zelm, che ci tiene a dire, in un italiano impeccabile -le mie opere devono dire qualcosa alla testa ed anche alla pancia-. Testa e pancia, storia e intuizione: il soffio vitale che anima gli ambienti della Chiesa è l’esito dello scambio improbabile e difficile tra l’arte contemporanea e la liturgia, fattasi matrice di pensiero per l’artista. Mentre le 25 tele della mostra saranno visitabili, nel salone dell’oratorio, solo fino a domenica 21 settembre; le quattro grandi opere che Bert Van Zelm ha prodotto per la Chiesa di Gesù Redentore e per Modena, resteranno a ricordare che una riflessione sull’età contemporanea della religione è possibile.
Il dipinto di Maria comunica questa possibilità in modo esplicito, l’artista ha infatti incorniciato la figura femminile con ritratti di modenesi dalle storie di vita problematiche.
-Non deve rimanere inosservato il contributo di questo grande artista contemporaneo alla nostra città-, si augura don Marco, con un chiaro riferimento alla discussa opera che avvolge la Ghirlandina.
domenica 8 giugno 2008
e tre..
ricordo quella mattina dello scorso autunno, durante una conferenza sull'-informazione fatta dai ragazzi-. rispondevo alla domanda di una studentessa di liceo. e fra le altre cose dicevo: dopotutto si sa che la professione del giornalista è spesso frustrante. o per lo meno lo è la gavetta .
ecco, ricordo l'espressione ultra-stupita del direttore della gazzetta che, continuando a squotere la testa, controbatteva: non è affatto vero! ecc....-
e poi, a fine conferenza mi prendeva da parte e mi diceva: -guarda che sei vuoi collaborare con noi, ecc....
la mattina dopo usciva il mio primo pezzo sulla gazzetta. e raccontavo cosa si era detto durante quella conferenza.
in effetti, a quel punto, collaborare con un giornale sembrava un gioco da ragazzi... e da ragazze.
ma era una finta!
scrivere il pezzo è la parte facile.
sentirsi dire che il livello della scrittura è ottimale... è facile.
vedere l'articolo sul giornale: è IMPOSSIBILE.
ed eccola la frustrazione. si inserisce esattamente fra il concetto di -scrittura ottimale- e il dato tangibile dell'inesistenza di questo tocco ottimale sulle pagine del giornale.
sabato 7 giugno 2008
il successo di NODE

Venerdì 6 e sabato 7 giugno Palazzo Santa Margherita ha attirato a sé molti giovani modenesi ammiccando con sonorità insolite e luci fluo che le donavano un’aurea di misticismo. La nostra galleria civica si è rivelata la location ideale per promuovere la virtuosa contaminazione tra arte visiva, musica e nuove tecnologie che ha animato NODE: festival internazionale di musica elettronica e live media. Il pomeriggio di venerdì ha introdotto il festival con: “NetLabels e Creative Commons”, una conferenza che ha portato all’attenzione del pubblico il tema del diritto d’autore nell’era della riproducibilità. Hanno partecipato il direttore artistico di NODE, Filippo Aldovini, il musicista, giornalista e animatore radio Fabio Battistetti, il musicista Giuseppe Cordaro e l’esperto di contenuti open sorse Andrea Zanni. Durante il pomeriggio di ieri Claudio Sinatti, artista di successo, sempre alle prese con l’interazione fra musica e video, ha incontrato il pubblico.
Ma lo spettacolo è iniziato puntuale alle 21.30 sia venerdì che sabato sera: i musicisti e performers italiani, tedeschi, francesi, giapponesi e norvegesi si sono esibiti nelle loro sperimentazioni creative, fra musica, video sound design e arti elettroniche per oltre quattro ore. La galleria civica è dunque rimasta accessibile, luminosa e vibrante fino alle 2.00 di notte. L’utilizzo degli spazi è stato determinante per il successo dell’evento. In una sala al primo piano gli artisti potevano esibirsi nelle condizioni ideali di silenzio e raccoglimento, create da un pubblico emotivamente trascinato nel dialogo intimo fra musica, colori e vibrazioni quasi viscerali. Performances come queste, in fondo, sono godibili solo così: “bisogna porsi come corpi vuoti” sostiene Luca, un ragazzo dello staff che cerca di spiegarmi il giusto approccio ad un’opera culturale che a me pare non passibile di interpretazione personale. “ La soggettività, in realtà, è decisamente compromessa - sostiene Laura, una spettatrice - proprio perchè i canali della comunicazione sono i suoni ed i colori, i linguaggi dell’anima per eccellenza “. Nel giardino interno del Palazzo chiunque poteva godere, grazie alla proiezione di ciò che avveniva al piano superiore, dello stesso spettacolo e delle stesse sonorità che, leggermente soffocate, parevano uscire dalle pareti. Il volume basso della musica consentiva di conversare liberamente e rinfrescarsi con una birra. In questo modo si è garantito il buon esito di un evento mondano dal sapore culturale ed il pieno rispetto per gli spazi e le esigenze dell’evento più prettamente artistico. “Questa edizione di NODE - si può leggere sul sito omonimo - vuole essere il primo passo di un percorso di ricerca artistica rivolto alla città, augurandoci che NODE diventi un appuntamento fisso ed un punto di riferimento nel panorama internazionale”
giovedì 5 giugno 2008
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA ELETTRONICA E LIVE MEDIA ALLA GALLERIA CIVICA DI MODENA

node: un nodo che allaccia i suoni alle arti visive, che lega l’emotività della musica alla freddezza delle nuove tecnologie. Ancora una volta
Sarà un'occasione per approfondire tematiche legate al mondo delle arti digitali e per godere, nello stesso tempo, dei prodotti artistici scaturiti da esso.
mercoledì 26 marzo 2008
genzyme
GENZYME
di Linda Petracca
C’è una cosa che rende Genzyme un’azienda diversa dalle altre: aver scelto di focalizzarsi sui piccoli numeri e cercare una cura là dove non c’è.
Genzyme Corporation è una delle principali Società di biotecnologie applicate al farmaceutico del mondo, nata negli Stati Uniti nel 1981 e presente in più di 80 paesi, tra cui anche l’Italia.
L’unica sede di Genzyme Italia è proprio nella nostra città, è nata nel 1993 dall’idea imprenditoriale di un ricercatore italiano e oggi occupa più di 100 persone.
L’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Genzyme Srl, Riccardo Palmisano, ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande in merito a quella che è oggi una importante presenza nella nostra città.
Fin dalla sua fondazione l’attività dell’azienda è incentrata sull’area terapeutica delle malattie rare. Cosa sono le malattie rare?
Si definiscono “rare” le malattie che hanno un’incidenza non superiore a 5 abitanti ogni 10.000. Secondo l’ organizzazione Mondiale della Sanità si tratta di un gruppo di 6.000 malattie di cui l’80% è di origine genetica. Il dramma di queste malattie è costituito dalla difficoltà di raggiungere una diagnosi in tempi brevi. Qualora la malattia venga riconosciuta in tempo, il paziente, spesso in età pediatrica, può trovarsi davanti ad altri aspetti critici come la mancanza di terapie specifiche o l’impossibilità di accedervi.
Su cosa è focalizzata l’attività di Genzyme nel nostro Paese?
La nostra attività si concentra sull’area terapeutica delle malattie rare da accumulo lisosomiale, patologie dovute ad un deficit metabolico ereditario. Ci occupiamo inoltre di malattie renali, di oncologia, trapianti, malattie immunitarie e biotecnologie applicate alla chirurgia in campo ortopedico, anche grazie alle recenti acquisizioni di AnorMED, società canadese, e Bioenvision, società di ricerca e sviluppo americana.
Genzyme Italia ha chiuso il 2007 con oltre 100 milioni di euro di fatturato. Un numero interessante, ce ne sono altri?
Un numero interessante che ci riguarda è che il 20% del fatturato Genzyme Corporation lo reinveste, ogni anno, in ricerca di frontiera. Poiché nel campo delle malattie rare la ricerca è vita, la nostra filosofia è: mettere il paziente al centro delle nostre attività. Non siamo interessati ad una ricerca “di inseguimento” che mira ad accaparrarsi un pezzo di economia senza produrre un farmaco davvero nuovo.
I nostri progetti di lungo termine permettono all’azienda di perseguire una “ricerca sostenibile” e, allo stesso tempo, remunerare gli investitori con una buona prospettiva di crescita dei risultati finanziari sia in Italia che nel mondo, attraverso lo sviluppo delle aree terapeutiche esistenti e tramite accordi commerciali con aziende che lavorano nella nostra stessa direzione.
Il 29 febbraio è stata celebrata la prima giornata europea delle malattie rare: una campagna per abbattere il muro di indifferenza nei confronti di queste malattie. Da cosa dipende questo muro?
Alla base dell’indifferenza sta la non-conoscenza, e la non conoscenza dipende dalla rarità. Io stesso, che mi sono laureato in medicina, ho sentito parlare di molte di queste malattie ultra rare solo da quando lavoro in questa azienda. Basta pensare che la diagnosi definitiva può arrivare anche dopo anni di terapie sbagliate!
La non-conoscenza determina anche uno scarso supporto che parte dalle istituzioni: dalle autorità legislative alle autorità sanitarie.
Il Dottor Riccardo Palmisano ci ricorda che alla Commissione Igiene e Sanità del Senato era appena cominciata la discussione dei 10 disegni di legge, proposti dal Parlamento, riguardanti la disciplina sulle Malattie Rare e i farmaci orfani.
Dopo anni di attesa, per i malati rari si apriva una speranza in più di veder regolato il loro bisogno di assistenza, ma con lo scioglimento delle Camere si riparte da zero. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica, in questa fase, è importante. Occorre far sapere a chi governerà che qualcuno sta ancora aspettando aiuto.
1 giornata europea delle malattie rare
Domani è il 29 febbraio e non è una notizia. La notizia è che è stato scelto proprio il giorno più “raro per celebrare la 1° Giornata Europea delle Malattie Rare.
L’intento è mettere in risalto una realtà che, per definizione, non fa notizia perché riguarderebbe solo una minoranza della popolazione. La categoria “rarità” ci impone però una riflessione. Infatti, per l’Unione Europea, una malattia è rara quando il numero di malati non è superiore a 5 ogni 10.000 abitanti. Ma le malattie rare sono molte, 6.000 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e allora ecco crescere il numero delle persone coinvolte. Solo per il nostro paese si valutano fino a un milione di pazienti “rari”. E così, un problema che sembra piccolo si rivela per quello che è: un problema globale con numerosi aspetti critici, che vanno dalla difficoltà a raggiungere una diagnosi, alla mancanza di terapie specifiche o all’impossibilità di accedere alle stesse. In questo panorama è di fondamentale importanza la presenza di aziende che investano in programmi di sperimentazione clinica in questo settore ritenuto economicamente poco attraente.
Genzyme Corporation, una delle cinque principali Società di biotecnologie farmaceutiche nel mondo, presente in Italia dal 1992 con sede a Modena, fa proprio un tipo di ricerca “ad alto rischio di fallimento”. Sostenibilità è una delle parole chiave che definiscono il modello dell’azienda, quotata in borsa nonostante si occupi di una fetta così piccola di interesse.
Genzyme Italia, mettendo a disposizione le proprie competenze mediche e scientifiche, ha inoltre partecipato alla realizzazione del libro di Margherita De Bac , appena uscito nelle librerie: “SIAMO SOLO NOI. Le malattie rare: storie di persone eccezionali”. Il libro si rivolge a tutta la popolazione perché solo una società più consapevole può costruire un futuro per i Malati Rari e ricorda che negli ultimi anni qualcosa in Italia è cambiato, ma ancora troppo poco…
venerdì 7 dicembre 2007
expression of hope
di linda petracca
Restano davvero pochi giorni per visitare la mostra itinerante “expression of hope”, una selezione di opere d’arte realizzate da Pazienti affetti da Malattie Rare, visitabile presso il palazzo dei musei fino all’8 dicembre. La mostra, promossa da Genzyme, una delle principali Società di biotecnologie farmaceutiche del mondo, è in tour dal 1° giugno 2006.
Le tappe che ha già percorso sono disseminate in tutto il mondo e dal 24 novembre si trova a Modena dove l’ha voluta Riccardo Palmisano, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Genzyme Srl, in occasione della 3° edizione de “
Dottor Palmisano si può dire che Modena ospita una mostra d’arte unica nel suo genere?
Certo, è una mostra assolutamente speciale perché composta da opere fatte da pazienti affetti da malattie rare, in particolare da pazienti affetti da una categoria di malattie: le malattie da accumulo lisosomiale, di cui Genzyme si occupa dalla sua nascita in termini di ricerca per le terapie appropriate. Le opere sono realizzate prevalentemente da pazienti, bambini e adulti ed in parte da artisti professionisti che, ispirati dall’incontro malati rari, hanno voluto contribuire alla mostra.
La mostra giunge a Modena dopo un lungo percorso nel mondo.
Sì, le opere appartengono a pazienti e artisti di tutto il mondo. I quadri hanno fatto prima un percorso verso gli Stati Uniti ed una volta composta la mostra come espressione della speranza ha veramente girato il mondo. Ed ora è a Modena perché le settimane della scienza ci hanno consentito di portarla nella città dove la filiale italiana di Genzyme è nata e cresce.
È a Modena l’unica sede di Genzyme in Italia?
Modena è l’unica sede di Genzyme Italia, nata nel 1993, ed oggi occupa più di 100 persone.
Su cosa è focalizzata l’attività di Genzyme nel nostro Paese?
L’attività è focalizzata sulle malattie rare da deficit lisosomiale, l’endocrinologia, i trapianti, le biotecnologie applicate alla chirurgia. Recentemente ci occupiamo di oncologia in area ematologia grazie all’acquisizione di Bioenvision, una società di ricerca e sviluppo americana con cui già collaboravamo.
In occasione dell’inaugurazione della mostra lei l’ha presentata come un’occasione per contribuire ad abbattere il muro di indifferenza nei confronti di queste malattie. Questo muro, di cui parla, da cosa dipende?
Alla base dell’indifferenza sta la non-conoscenza, e la non conoscenza dipende dalla rarità. Io stesso, che mi sono laureato in medicina, di molte di queste malattie ultra rare non avevo mai sentito parlare prima di venire a lavorare in questa azienda. Basta pensare che talvolta la diagnosi di certezza è impossibile o arriva dopo anni di terapie sbagliate!
La non-conoscenza determina anche uno scarso supporto che parte dalle istituzioni: dalle autorità legislative alle autorità sanitarie. Questa mostra e altre iniziative che noi supportiamo mira ad abbattere l’ostacolo della non-conoscenza, contando poi di abbattere anche gli altri muri.
È possibile risolvere il problema dell’indifferenza lavorando con le scuole?
Crediamo sia importante dire ai ragazzi che un giorno potranno incontrare un coetaneo con una patologia rara. Infatti va detto che queste patologie sono rare prese singolarmente ma affliggono probabilmente 2 milioni di persone in Italia. Ci auguriamo che i ragazzi, conoscendo il problema, potranno aiutare un eventuale amico malato ad inserirsi nel mondo, poi magari tra questi ragazzi ci sarà qualcuno che in futuro vorrà studiare e fare ricerca con noi.
Genzyme Italia ha chiuso il 2006 con 86 milioni di euro. Come si finanzia l’azienda?
È un’azienda quotata in borsa ed i fatturati provengono dalla vendita dei farmaci. Un numero interessante che ci riguarda è che il 20% dei fatturati vengono reinvestiti in ricerca ogni anno.
Un’ultima osservazione. Viene spontaneo, dopo aver visitato la mostra, chiedersi se lo scopo con cui è stata ideata non sia quello di arricchire proprio chi la guarda.
È esattamente questa la nostra percezione. Abbiamo scoperto che da queste opere traspaiono molto più coraggio e speranza che dolore. In merito a questo argomento l’istituto superiore della sanità ha appena pubblicato un bollettino sulle malattie rare che parla di medicina narrativa.
Un termine strano; ma le storie scritte dai pazienti e dai medici che hanno incontrato queste patologie diventano fondamentali per far comprendere meglio il problema non solo all’opinione pubblica ma anche per facilitare i medici ad avanzare il sospetti diagnostico.
Queste opere sono davvero più utili a chi le guarda che a chi le ha prodotte. Anche se gli artisti ne hanno probabilmente tratto un senso di liberazione e di partecipazione. Infatti uno degli elementi della rarità è appunto la solitudine.
mercoledì 5 dicembre 2007
bilancio sorprendente per "la scienza in piazza"
di linda petracca
Si è conclusa, domenica 2, l’edizione 2007 de
Il bilancio dell’iniziativa è sorprendente: oltre 13.730 persone sono state coinvolte nelle attività proposte.
L’entusiastica partecipazione del pubblico premia dunque la prima collaborazione tra
3.558 gli studenti di Modena e provincia, ma anche di Reggio Emilia e della provincia di Verona, che si sono cimentati nelle diverse tipologie di attività, fra cui: Alla scoperta del DNA, La chimica a colori, Arte e scienza al microscopio, Colori ecologici e La matematica in bolle!
Al palazzo dei musei continua a suscitare interesse la mostra organizzata da Genzyme: “Expression of hope”, che raccoglie opere d’arte realizzate da pazienti affetti da malattie rare. La mostra sarà aperta al pubblico fino all’11 dicembre 2007.
In tre anni
I dati che chiudono l’edizione 2007 confermano i suoi successi, da attribuirsi anche alla collaborazione dei partner scientifici, degli sponsor sensibili alla tematica della diffusione della cultura ed alla partecipazione di giovani tutor abili ad appassionare alla scienza adulti e studenti.
ultimo weekend per "la scienza in piazza"
di linda petracca
È l’ultimo weekend per improvvisarsi scienziati nella grande tenda bianca allestita davanti all’ITIS Corni. “La scienza in piazza” lo scorso fine settimana ha coinvolto persone di tutte le età. Tanti i percorsi tematici: dalla simulazione delle attività della polizia scientifica, alle prese con Dna da analizzare, alla creazione di un arcobaleno in provetta, alla scoperta degli abitanti mostruosi di una goccia di stagno, osservata al microscopio. A disposizione dei più creativi un laboratorio, ideato dalla sezione didattica MAMbo, per creare opere d’arte e composizioni creative a partire da materiali riciclati o decisamente improbabili, come spezie, farina, piume e colori. Tutto questo e molto di più è “La scienza in piazza”, manifestazione ideata dalla Fondazione Marino Golinelli di Bologna e ospitata a Modena nell’ambito della 5ª edizione delle Settimane della Scienza e della Tecnica dell’ITIS F. Corni.
Oggi e domani infatti si replica, il luogo è lo stesso, la tensostruttura in largo Aldo Moro, ma le attività sono tutte nuove. Si scoprirà di poter dipingere estraendo i colori direttamente dalle piante, saranno svelati i segreti delle bolle di sapone, si potrà seguire il tragitto dell’acqua fino al rubinetto grazie all’animazione “dalle nuvole alle tavole” e fare tanti altri esperimenti giocando con la scienza.
I laboratori sono aperti ad adulti e bambini, su prenotazione. (Informazioni: tel. 051 6489877; www.lascienzainpiazza.it; infopoint tensostruttura di largo Moro).
Il programma della manifestazione prevede anche, nell’atrio del Corni, la mostra “Siamo pronti all’era genetica?” che illustra le ultime linee di ricerca, gli sviluppi delle biotecnologie e gli scenari aperti dalla mappatura del genoma umano.
Fino a martedì 11 dicembre è inoltre visibile, nel Palazzo dei musei, la mostra “Expression of hope”, una raccolta di opere d’arte realizzate in tutto il mondo da pazienti affetti da malattie rare.
A Modena
giovedì 29 novembre 2007
IMMAGINE
non ti chiediamo di ricordarti di noi, come potresti? Ormai non siamo più bambine, o almeno così si dice.
Ma siamo sicure che se andrai a consultare il tuo archivio, se cercherai tra le cartelle con le letterine di 10-15 anni fa, ci troverai e saremo catalogate fra le ex-bambine buone.
Non è per peccare di presunzione, Babbo, ma bisogna ammettere che siamo cresciute bene. Ognuna con i suoi interessi: molte di noi lavorano, altre studiano e non abbiamo mai perso un legame speciale con qualcosa di genuino.
La ginnastica.
Ci hai conosciute da bambine e sgambettavamo già, arrampicate ad un attrezzo più grande di noi o alle prese con nastri e clavette a ritmo di musica; con un occhio all’insegnante e un altro allo specchio, per assicurarci di avere le gambe tese, il mento alto e un bel sorriso incerto da sfoderare davanti alle giudici il giorno della gara.
Siamo diventate grandi, dentro e fuori dalla palestra.
E per tutte le volte che abbiamo trascurato la ginnastica per studiare, per lavorare o per realizzare qualcosa di importante, un pizzico di nostalgia ci ha tenute aggrappate al ricordo della palestra.
Caro Babbo Natale, se nel frattempo ti sei ricordato chi siamo saprai che la nostra palestra si chiama Solaris.
Quest’anno
Abbiamo colto l’occasione come un gioco. Il gioco sta continuando con successo e siamo sempre di più.
Ma non ti scriviamo una lettera per dirti quanto siamo brave. Insomma, non solo! Abbiamo una richiesta da farti: non è che il 25 potresti portare qualcosa anche a noi?
Un solo regalo per 15 persone non ci sembra una pretesa enorme.
Caro Babbo Natale noi desideriamo un bello specchio grande, che possa contenere tutti i nostri riflessi, per poter controllare che le gambe siano tese, i menti siano alti e il sorriso sia smagliante… e che i capelli siano a posto (concedici un po’ di vanità, siamo donne ormai).
Qualora decidessi di esaudire il nostro desiderio però, dobbiamo avvisarti che c’è stato un cambiamento, e se sei un vecchietto aggiornato saprai già, che non siamo più nella palestra in cui andavamo da piccole, ma puoi trovarci il lunedì sera alle 21.00 quando il palazzetto di Formigine, emana luce e musica in mezzo alla sera.