martedì 7 ottobre 2008
festival filosofia: natoli
Per il professore non c’è molta differenza fra le realizzazioni di poeti, architetti e scienziati. L’architetto deve trasferire ciò che immagina in un processo organizzativo, ed è possibile solo se trova nella natura gli elementi che glielo permettono: i materiali. Per il poeta quegli elementi sono la metrica e le sonorità: non materiali bensì forme. Così, l’opera del poeta e quella dell’architetto dipendono entrambe dal fatto che è stato immaginato il diverso: -è la voglia di mondo che ci fa immaginare altri mondi. Certo, non tutte le possibilità diventano mondo, alcune restano delle rappresentazioni-. L’infinito leopardiano rappresenta questa pura rappresentazione dell’oltre. Ma nel suo non essere realizzabile essa comprende tutto il possibile, e ci porta al concetto di Dio. -Dio come pensabilità dell’infinito. L’infinito che ci fa sentire parte di un tutto sovrabbondante-. La lectio si conclude e rimbalza nella mente l’ultima frase del professor Natoli: -l’immaginazione è creativa ed infinitamente generosa-.
lehman brothers 2
crac lehman brothers + modena
Il problema non è ancora a fuoco, ecco perché Federconsumatori, come aveva già fatto per i crac di Cirio, Argentina, Parmalat ed altri, ha promosso l’assemblea di mercoledì: -è necessario avere una panoramica della situazione per poter dare istruzioni in seguito-. -Chiederemo che ci siano dei tavoli di conciliazione extragiudiziali per venire incontro ai risparmiatori, come fu fatto per il crac di Parmalatò-. Martedì 23 l’Associazione pubblicherà sul proprio sito una lettere aperta, indirizzata all’Abi e all’Ania ed alle prime dieci compagnie di assicurazione e banche italiane, per chieder loro quale sia la reale consistenza dell’esposizione sugli strumenti finanziari di Lehman Brothers. Anche i clienti potranno inviare alle rispettive banche e assicurazioni i fax simile delle lettere, per chiedere conto della situazione personale.
Il crac Lehman, e il fatto che, come sappiamo, in molti casi le obbligazioni Lehman erano consigliate dalle banche, costituisce l’ennesima prova della necessità che il sistema di regole cambi a livello globale?
venerdì 3 ottobre 2008
buttiglione apre la festa dell'amicizia
lunedì 15 settembre 2008
nella chiesa di Gesù redentore percorsi pittorici di un grande artista contemporaneo
Un artista a tutto tondo, insomma, l’olandese Bert Van Zelm, che ci tiene a dire, in un italiano impeccabile -le mie opere devono dire qualcosa alla testa ed anche alla pancia-. Testa e pancia, storia e intuizione: il soffio vitale che anima gli ambienti della Chiesa è l’esito dello scambio improbabile e difficile tra l’arte contemporanea e la liturgia, fattasi matrice di pensiero per l’artista. Mentre le 25 tele della mostra saranno visitabili, nel salone dell’oratorio, solo fino a domenica 21 settembre; le quattro grandi opere che Bert Van Zelm ha prodotto per la Chiesa di Gesù Redentore e per Modena, resteranno a ricordare che una riflessione sull’età contemporanea della religione è possibile.
Il dipinto di Maria comunica questa possibilità in modo esplicito, l’artista ha infatti incorniciato la figura femminile con ritratti di modenesi dalle storie di vita problematiche.
-Non deve rimanere inosservato il contributo di questo grande artista contemporaneo alla nostra città-, si augura don Marco, con un chiaro riferimento alla discussa opera che avvolge la Ghirlandina.
domenica 8 giugno 2008
e tre..
ricordo quella mattina dello scorso autunno, durante una conferenza sull'-informazione fatta dai ragazzi-. rispondevo alla domanda di una studentessa di liceo. e fra le altre cose dicevo: dopotutto si sa che la professione del giornalista è spesso frustrante. o per lo meno lo è la gavetta .
ecco, ricordo l'espressione ultra-stupita del direttore della gazzetta che, continuando a squotere la testa, controbatteva: non è affatto vero! ecc....-
e poi, a fine conferenza mi prendeva da parte e mi diceva: -guarda che sei vuoi collaborare con noi, ecc....
la mattina dopo usciva il mio primo pezzo sulla gazzetta. e raccontavo cosa si era detto durante quella conferenza.
in effetti, a quel punto, collaborare con un giornale sembrava un gioco da ragazzi... e da ragazze.
ma era una finta!
scrivere il pezzo è la parte facile.
sentirsi dire che il livello della scrittura è ottimale... è facile.
vedere l'articolo sul giornale: è IMPOSSIBILE.
ed eccola la frustrazione. si inserisce esattamente fra il concetto di -scrittura ottimale- e il dato tangibile dell'inesistenza di questo tocco ottimale sulle pagine del giornale.
sabato 7 giugno 2008
il successo di NODE

Venerdì 6 e sabato 7 giugno Palazzo Santa Margherita ha attirato a sé molti giovani modenesi ammiccando con sonorità insolite e luci fluo che le donavano un’aurea di misticismo. La nostra galleria civica si è rivelata la location ideale per promuovere la virtuosa contaminazione tra arte visiva, musica e nuove tecnologie che ha animato NODE: festival internazionale di musica elettronica e live media. Il pomeriggio di venerdì ha introdotto il festival con: “NetLabels e Creative Commons”, una conferenza che ha portato all’attenzione del pubblico il tema del diritto d’autore nell’era della riproducibilità. Hanno partecipato il direttore artistico di NODE, Filippo Aldovini, il musicista, giornalista e animatore radio Fabio Battistetti, il musicista Giuseppe Cordaro e l’esperto di contenuti open sorse Andrea Zanni. Durante il pomeriggio di ieri Claudio Sinatti, artista di successo, sempre alle prese con l’interazione fra musica e video, ha incontrato il pubblico.
Ma lo spettacolo è iniziato puntuale alle 21.30 sia venerdì che sabato sera: i musicisti e performers italiani, tedeschi, francesi, giapponesi e norvegesi si sono esibiti nelle loro sperimentazioni creative, fra musica, video sound design e arti elettroniche per oltre quattro ore. La galleria civica è dunque rimasta accessibile, luminosa e vibrante fino alle 2.00 di notte. L’utilizzo degli spazi è stato determinante per il successo dell’evento. In una sala al primo piano gli artisti potevano esibirsi nelle condizioni ideali di silenzio e raccoglimento, create da un pubblico emotivamente trascinato nel dialogo intimo fra musica, colori e vibrazioni quasi viscerali. Performances come queste, in fondo, sono godibili solo così: “bisogna porsi come corpi vuoti” sostiene Luca, un ragazzo dello staff che cerca di spiegarmi il giusto approccio ad un’opera culturale che a me pare non passibile di interpretazione personale. “ La soggettività, in realtà, è decisamente compromessa - sostiene Laura, una spettatrice - proprio perchè i canali della comunicazione sono i suoni ed i colori, i linguaggi dell’anima per eccellenza “. Nel giardino interno del Palazzo chiunque poteva godere, grazie alla proiezione di ciò che avveniva al piano superiore, dello stesso spettacolo e delle stesse sonorità che, leggermente soffocate, parevano uscire dalle pareti. Il volume basso della musica consentiva di conversare liberamente e rinfrescarsi con una birra. In questo modo si è garantito il buon esito di un evento mondano dal sapore culturale ed il pieno rispetto per gli spazi e le esigenze dell’evento più prettamente artistico. “Questa edizione di NODE - si può leggere sul sito omonimo - vuole essere il primo passo di un percorso di ricerca artistica rivolto alla città, augurandoci che NODE diventi un appuntamento fisso ed un punto di riferimento nel panorama internazionale”
giovedì 5 giugno 2008
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA ELETTRONICA E LIVE MEDIA ALLA GALLERIA CIVICA DI MODENA

node: un nodo che allaccia i suoni alle arti visive, che lega l’emotività della musica alla freddezza delle nuove tecnologie. Ancora una volta
Sarà un'occasione per approfondire tematiche legate al mondo delle arti digitali e per godere, nello stesso tempo, dei prodotti artistici scaturiti da esso.
mercoledì 26 marzo 2008
genzyme
GENZYME
di Linda Petracca
C’è una cosa che rende Genzyme un’azienda diversa dalle altre: aver scelto di focalizzarsi sui piccoli numeri e cercare una cura là dove non c’è.
Genzyme Corporation è una delle principali Società di biotecnologie applicate al farmaceutico del mondo, nata negli Stati Uniti nel 1981 e presente in più di 80 paesi, tra cui anche l’Italia.
L’unica sede di Genzyme Italia è proprio nella nostra città, è nata nel 1993 dall’idea imprenditoriale di un ricercatore italiano e oggi occupa più di 100 persone.
L’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Genzyme Srl, Riccardo Palmisano, ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande in merito a quella che è oggi una importante presenza nella nostra città.
Fin dalla sua fondazione l’attività dell’azienda è incentrata sull’area terapeutica delle malattie rare. Cosa sono le malattie rare?
Si definiscono “rare” le malattie che hanno un’incidenza non superiore a 5 abitanti ogni 10.000. Secondo l’ organizzazione Mondiale della Sanità si tratta di un gruppo di 6.000 malattie di cui l’80% è di origine genetica. Il dramma di queste malattie è costituito dalla difficoltà di raggiungere una diagnosi in tempi brevi. Qualora la malattia venga riconosciuta in tempo, il paziente, spesso in età pediatrica, può trovarsi davanti ad altri aspetti critici come la mancanza di terapie specifiche o l’impossibilità di accedervi.
Su cosa è focalizzata l’attività di Genzyme nel nostro Paese?
La nostra attività si concentra sull’area terapeutica delle malattie rare da accumulo lisosomiale, patologie dovute ad un deficit metabolico ereditario. Ci occupiamo inoltre di malattie renali, di oncologia, trapianti, malattie immunitarie e biotecnologie applicate alla chirurgia in campo ortopedico, anche grazie alle recenti acquisizioni di AnorMED, società canadese, e Bioenvision, società di ricerca e sviluppo americana.
Genzyme Italia ha chiuso il 2007 con oltre 100 milioni di euro di fatturato. Un numero interessante, ce ne sono altri?
Un numero interessante che ci riguarda è che il 20% del fatturato Genzyme Corporation lo reinveste, ogni anno, in ricerca di frontiera. Poiché nel campo delle malattie rare la ricerca è vita, la nostra filosofia è: mettere il paziente al centro delle nostre attività. Non siamo interessati ad una ricerca “di inseguimento” che mira ad accaparrarsi un pezzo di economia senza produrre un farmaco davvero nuovo.
I nostri progetti di lungo termine permettono all’azienda di perseguire una “ricerca sostenibile” e, allo stesso tempo, remunerare gli investitori con una buona prospettiva di crescita dei risultati finanziari sia in Italia che nel mondo, attraverso lo sviluppo delle aree terapeutiche esistenti e tramite accordi commerciali con aziende che lavorano nella nostra stessa direzione.
Il 29 febbraio è stata celebrata la prima giornata europea delle malattie rare: una campagna per abbattere il muro di indifferenza nei confronti di queste malattie. Da cosa dipende questo muro?
Alla base dell’indifferenza sta la non-conoscenza, e la non conoscenza dipende dalla rarità. Io stesso, che mi sono laureato in medicina, ho sentito parlare di molte di queste malattie ultra rare solo da quando lavoro in questa azienda. Basta pensare che la diagnosi definitiva può arrivare anche dopo anni di terapie sbagliate!
La non-conoscenza determina anche uno scarso supporto che parte dalle istituzioni: dalle autorità legislative alle autorità sanitarie.
Il Dottor Riccardo Palmisano ci ricorda che alla Commissione Igiene e Sanità del Senato era appena cominciata la discussione dei 10 disegni di legge, proposti dal Parlamento, riguardanti la disciplina sulle Malattie Rare e i farmaci orfani.
Dopo anni di attesa, per i malati rari si apriva una speranza in più di veder regolato il loro bisogno di assistenza, ma con lo scioglimento delle Camere si riparte da zero. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica, in questa fase, è importante. Occorre far sapere a chi governerà che qualcuno sta ancora aspettando aiuto.
1 giornata europea delle malattie rare
Domani è il 29 febbraio e non è una notizia. La notizia è che è stato scelto proprio il giorno più “raro per celebrare la 1° Giornata Europea delle Malattie Rare.
L’intento è mettere in risalto una realtà che, per definizione, non fa notizia perché riguarderebbe solo una minoranza della popolazione. La categoria “rarità” ci impone però una riflessione. Infatti, per l’Unione Europea, una malattia è rara quando il numero di malati non è superiore a 5 ogni 10.000 abitanti. Ma le malattie rare sono molte, 6.000 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e allora ecco crescere il numero delle persone coinvolte. Solo per il nostro paese si valutano fino a un milione di pazienti “rari”. E così, un problema che sembra piccolo si rivela per quello che è: un problema globale con numerosi aspetti critici, che vanno dalla difficoltà a raggiungere una diagnosi, alla mancanza di terapie specifiche o all’impossibilità di accedere alle stesse. In questo panorama è di fondamentale importanza la presenza di aziende che investano in programmi di sperimentazione clinica in questo settore ritenuto economicamente poco attraente.
Genzyme Corporation, una delle cinque principali Società di biotecnologie farmaceutiche nel mondo, presente in Italia dal 1992 con sede a Modena, fa proprio un tipo di ricerca “ad alto rischio di fallimento”. Sostenibilità è una delle parole chiave che definiscono il modello dell’azienda, quotata in borsa nonostante si occupi di una fetta così piccola di interesse.
Genzyme Italia, mettendo a disposizione le proprie competenze mediche e scientifiche, ha inoltre partecipato alla realizzazione del libro di Margherita De Bac , appena uscito nelle librerie: “SIAMO SOLO NOI. Le malattie rare: storie di persone eccezionali”. Il libro si rivolge a tutta la popolazione perché solo una società più consapevole può costruire un futuro per i Malati Rari e ricorda che negli ultimi anni qualcosa in Italia è cambiato, ma ancora troppo poco…